giovedì, 29 gennaio 2009
...Mai più
Ho fatto la cazzata e ho imparato.
Il semi-miracolo l'ho ottenuto.
ma.......
se dall'esperienze si impara...... mi permetto di gridare:

o almeno me lo auguro >.>
22.11
Sale. La sento salire.... ho tanta paura.... è naturale, lo so. Sopratutto per una mozzarella melodrammatica come me......
Ma tesa cosi mai stata, tesa per l'esame si.. tesa per aver avers sbagliato altre cose prima di un esame no. Insomma gira e che te rigira ci devo sempre arrivare tesa.
Vorrei urlare, ma non posso devo finire le pagine e ripetere, sono le 10... e domani sveglia alle 6.20. Mai più, non cosi, mai più.
Ora l'unica cosa peggiore della bocciatura è che non passo domani, perchè me lo voglio levare e con lui questa esperienza. Mai più.
E ho imparato o sì, ho imparato. Mai più.
"Mai più" lo scriverei mille volte, me lo marchierei anche sulla pelle.
Sarò furba la prossima volta. Perchè c'è poco da fare, non sono nata con la camicia e devo stare attenta.
Bene mi sono calmata - più o meno - .. riprendo....
mai più XD ghghghghghghh
sono profondamente arrabbiata e amareggiata con me stessa
Luponemo - 19:13 -
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sussurri al vento,
urli
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lunedì, 26 gennaio 2009
Alter bridge(clicca qui)+ispirazione+voglia di estraniarmi
=
E' un racconto che lentamente prende vita. Non ha una linea guida se non la sola ispiraizone, si crea e si assopisce, si risveglia e si assopisce. Non ha un perchè, nasce solo dalla voglia di vivere, di sognare di scrivere... nasce dal desiderio di estraniarmi dalla realtà. Nasce, ma non so se mai creascerà. Si crea passo dopo passo... se arriverà all'arrivo lo saprò solo scrivendo.
Iniziai a incamminarmi lungo il sentiero. Intorno a me la macchia era fitta, sentivo il mio cuore battermi all’impazzata. Stretto nel pugno della mia mano tenevo il ciondolo che il giocoliere mi aveva donato tra le mani, mentre chiudendomi le dita mi disse “ti proteggerà, tienilo sempre con te non sono un potente mago, ma la magia mi è amica, mi scorre nel sangue”, dopo le sue parole quando riaprì la mia mano sul mio viso si disegnò un’espressione di perplessità. Lo guardai e lui rise, con quel suo modo, con quei suoi denti a cui non mi ero ancora abituata nonostante avessi imparato a volergli davvero bene. Mi richiuse nuovamente le dita e continaudno a ridere disse “fidati, non chiederti nulla, non sempre piccola mia è giusto chiedersi il perché, spesso dobbiamo accettare le cose come sono e capirle lentamente, scoprirle passo dopo passo. Tu tienilo vicino a te. Capirai poi”. Annuii era impossibile controbattergli. Avevo fatto come mi aveva detto e non me ne ero mai separata, e quella sfera nera era rimasta vicino a me, prima in tasca fin quando non trovai una collanina nella casa della Vecchia e d’allora era rimasto sul mio collo, come semplice ornamento. Una normalissima sfera nera, una biglia.
Ora ci giocherellavo nervosamente mentre mi addentravo nella foresta, non avevo idea del come ci ero finita e ne tanto meno perché avevo deciso di intraprendere la strada, ma sapevo che dovevo farlo. Ma ad ogni passo aumentava l’ansia e un senso di disagio, di spaesamento. Non capivo, avevo paura ma non mi arrendevo, continuavo a camminare.
Camminando di tanto in tanto spezzavo dei rametti secchi sobbalzando da sola e aumentando la mia immotivata paura. Non so per quanto tempo camminai, ma il paesaggio circostante non cambiava mai e ad un certo punto sul dubbio di girare intorno iniziai a segnare gli alberi, rendendomi conto che il mio dubbio era pura realtà. Passai una, due fino a cinque volte sempre davanti allo stesso albero, alla sesta volta non resistetti e liberai un pianto isterico. Ero stanca e il buio stava calando, anche se lì la concezione del tempo non esisteva dentro di me era orami troppa la consapevolezza temporale da sentirla anche senza un orologio. Il sole era ancora alto, ma per me c’era qualcosa di innaturale, perché sapevo benissimo che normalmente già sarebbe stata notte. Mi appoggiai ad un albero per poi scivolare fino alla ruvida radice e al terreno freddo. Le creature, oltre a me, non avevano temperatura ma la natura sì, ogni albero, sasso, fiore o animale aveva la sua temperatura ma solo io sembravo accorgermene, anche i conigli del Giocoliere avevano temperatura, ma lui non sapeva nemmeno di cosa stessi parlando cosi come nemmeno la Vecchia e tutti gli altri. Nella stranezza di quel mondo che fino a quel momento nella mia estraneità sentivo vicino, adesso seduta in mezzo a questo labirinto di una foresta, mi sentii profondamente sola. Ero diversa, qui tutti erano diversi, ognuno aveva una sua particolarità, le sue caratteristiche, non esisteva né razza né colore solo individui, a una a due teste. Maghi, giocolieri musicisti, vecchi e giovani, uffici postali come stazioni ferroviarie e leoni parlanti. Il leone. Di colpo mi soffermai a pensare al leone, quando lo vidi per la prima volta provai una strana sensazione e non parlo dello stupore di trovarmi davanti a una creatura cosi maestosa e regale, cosi pericolosa e affascinante, ma dei suoi occhi che quando incontrarono i miei mi dissero qualcosa, o cercarono di comunicarmi qualcosa che però non seppi decifrare, e poi arrivarono i cavalieri neri a cavallo. Solo uno di quelli sembrò notarmi, gli altri erano troppo presi a rincorrere il leone. Ma chi era quel leone?
E perché in questo mondo nessuno si chiedeva perché? Nessuno si domandava cosa fosse il bene e il male, il giusto e lo sbagliato. Nessuno si poneva la parola perché, e vivevano bene. Queste consapevolezze aumentarono il mio senso di solitudine, ero diversa in tutto ma non incompatibile con questo mondo, eppure mi sentivo spesso davvero sola nella mia diversità. Era brutto toccare un fiore sentirne il calore guardare il Musicista e non potermi esprimere. Il Leone, lui era caldo. Questo era il mondo dello strano, del meraviglioso…e io troppo razionale per tutto questo. I miei mille perché mi riempivano la testa e vedere la perplessità nel volto degli altri mi demoralizzava. La Vecchia mi aveva ammonito “Troppi pensieri per una giovane come te, la verità fa male, perché cercarla piccola mia?” “ perché non ha senso vivere nella finzione” “e con che criterio ritieni che io sia una finzione o una parte della realtà? Da cosa giudichi il mio essere vera?”, rimasi in silenzio e lei mi versò un bicchiere di tè.
Mi portai le mai alla faccia, la Vecchia aveva ragione pensavo troppo e ora sola, persa in una foresta i pensieri non aiutavano. Quando decisi di chiudere la mente e passare ai fatti cercando di trovare una soluzione, nel togliermi le mani dal volto mi resi conto che si era fatto buio. E non mi trattenei urlai. Con il buio non avrei potuto fare nulla e io avevo perso tempo a pensare.
- Dannazione! Dannazione!
Sbattei i piedi a terra e guardai il cielo supplichevole.
- chi guardi? Le stelle? Puoi parlare con le stelle?
Quella voce arrivò all’improvviso, come ogni individuo in questo mondo. Mi voltai di scatto ma non vidi nessuno, cosi girando su me stessa guardai intorno.
- Ehi, spilungona! Guarda giù! Non siamo tutti alti come te….
Seguendo la voce abbassai lo sguardo e sobbalzai all’indietro. Una lucertola. Indietreggiai tremando, i rettili mi terrorizzavano.
- Ti sembra un modo di comportarsi, signorina? Va bene non sono un coniglietto bianco come quelli del Giocoliere e no sono un meraviglioso leone o un lupo del nord, ma anche io ho dignità- mi guardò e dopo poco riprese a parlare- inoltre, dovrebbe chiedermi scusa, era proprio seduta sulla mia tana.
La guardi e cercai di trattenermi.
- Mi scusi non lo sapevo.
- Lei vorrebbe passare la notte all’aperto?
Ma di colpo ripensai alle sue parole e guardandola con sospetto chiesi.
- Come fate a sapere queste cose?
- Quanto pensate che sia grande questo mondo
- Abbastanza da non dare per scontato che tutti sanno tutto.
- Errate. Gli alberi parlano sapete? Mormorano e sono dei gran pettegoli.
- Pettegolo ci sarai!- disse l’olmpo poco distante.
- Ci risiamo….- sospirai io.
Lucertola e olmo iniziarono a bisticciare tra di loro. Mi allontanai un poco da loro cercando di capire dove ero, perché di colpo mi ero resa conto che non era più la foreta che avevo intrapreso ma ero sopra una vasta radura. Non comprendevo. Ma non mi chiesi nulla. I miei occhi si soffermarono sul cielo. Era speciale, nel blu c’erano sfumature di rosa e in lontanza sopra una nuovola illuminata dalla luna sembra esserci un castello.
- che bel cielo… e che nuovolona.
- C’è tutte le sere…
La Lucertola si avvicinò rapida e io d’istinto mi allontanai da lei con un brivido lungo la schiena, l’animaletto mi guardò e io cercai di scusarmi con lo sguardo. Entrambi, ad accurata distanza, ci sedemmo sulla raduna ad osservare la nuovola e più la guardavo e più quella forma di castello mi sembrava reale.
- Dicono che ci vivano i draghi.
- I Draghi?- chiesi- questi mi suono nuovi. Nel mio immaginario sapevo benissimo com’erano i draghi, ma la curiosità fu maggiore- potresti descrivermeli?
- Come me, ma non sono me.
- Come da me.
- Come da te? Voi da dove siete?- la Lucertola mi guardò perplesso- voi siete calda, non siete di queste terre vero?
- No… - ma vi voltai di scatto verso di lui- voi percepite la mia temperatura?
- Certo…- e anche se forse è impossibile percepii sulla sua bocca una sorta di sorriso.
- Incredibile. Siete una Lucertola speciale…- sorrisi dolcemente.
- Sapete come tornare a casa, giovane Lucien?
Nessuno mi aveva chiamata ancora in quella maniera, solo il Leone mi aveva chiamata cosi. Mi voltai lentamente verso la lucertola e suceddette qualcosa di meraviglioso. Il mio ciondolo, che durante i miei pensieri mi ero rimessa al collo, iniziò a liberare luce come un segnale luminoso, ma la luminosità che liberava era tenue. La Lucertola accanto a me divenne un vecchio con la barba lunga, piegato in se stesso sorretto dall’aiuto di un bastone.
- Lucien.
- Mago Loren.- esclamai senza rendermene conto.
Il Mago si voltò verso di me e chinò la testa con riverenza.
- Mia Regina.
E di colpo senza troppe domande mi voltai verso la nuvola comprendendo che quel castello non era solo un disegno ma era reale, ed era il mio castello.
- Il viaggio è stato lungo. Ma ora sarà tutta salita.
- Chi sono? E come sono arrivata?
- Voi sapete chi siete, e voi non siete mai né andata né arrivata, vuoi siete sempre stata qui, inconsapevolmente. Nulla è casuale e tutto ha un perché – la sua frase aveva il tono di una provocazione che terminò in una domanda teoria- O sbaglio, Regina Lucien.
Lo guardai, se prima ero confusa ora non sapevo più cos’era la confusione.
Furono i suoi disegni a farmi venire l'ispirazione ideale. Le sono grata, senza saperlo ha dato vita ai miei personaggi che racchiudevo nella mia mente. Una coindicendenza magnifica.
Luponemo - 23:22 -
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Categoria: pezzi di cervello malato
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domenica, 25 gennaio 2009
Io soffrirò come un cane. Ne sono sicura. Quando le cose belle finiranno per natura o volontà.
I sogni non durano per sempre, tutto è in continuo mutamente e quando quel mutamento avverrà e non mi piacerà, allora starò male. Come tutti, del resto.
Sono sempre stata fragile, l’ho sempre saputo e costantemente cerco di lottare contro questa natura insita in me, ma non sempre è facile. Non posso combattere contro chi sono, ma solo dominare cosa non voglio essere.
Pessimista? No realista, non è difficile capire che ti svegli la mattina e tutto cambia… e ho paura, si. Non me ne vergogno. La stabilità è evanescente oppure bisogna guadagnarsela lottando con i denti, ma spesso non dipende da noi o sarebbe tutto più facile.
Perché questi pensieri cupi? Un magone, una scossa e paura. Basta questo per farmi pensare certe cose.
…e da un discorso andiamo a un altro.
Domani mia madre parte per le mauritius, sono davvero felice per lei (anche se presa troppo dal suo dolore non riesce a rendersi conto della sua conquista), dopo anni di sacrifici finalmente esaudisce un sogno. Purtroppo forse un metà sogno visto che ci andrà da sola, ma spero riesca a godersela lo stesso. Io resterò qui, preoccupata come una matta e in ansia per lei…. Gli ho proprio detto: “ti stimo, io non avrei mai avuto coraggio ad andare da sola cosi lontano” e lei “ma che stai a dì, se hai avuto coraggio di andare da sola a Torino a vivere!” , “è diverso” gli ho risposto. È davvero cosi diverso? Secondo me si, secondo lei no. Chissà. Infondo se mi chiedi vai in Canada da sola, ci andrei, forse si, ha ragione mia madre.
Domani vado a dare la teoria della patente, seconda e ultima mia possibilità, ma ho studiato per l’esame dell’università di venerdì e per quello prossimo, quindi dubito di passare, ma ho deciso di andare lo stesso, non ho nulla da perdere, questa volta né ci credo né ci spero.
…. Tornando di nuovo al discorso.
Puff… tutto sparito. Sarà la mia paura a farmi fare passi falsi. Riagganciandomi al post vecchio, fare la scelta giusta è davvero difficile, credere di stare sulla strada giusta ancora di più…. Ma quello che mi rimane più difficile… è riuscire a non falsificare la realtà, o meglio, talvolta a credere alla realtà che ho davanti.
Luponemo - 22:59 -
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domenica, 25 gennaio 2009
La presa della sua mano è delicata, ma per questo non meno salda. Protette dagli sguardi indiscreti dal cappuccio di quei guanti rossi, le nostre dita giocherellano con dolcezza tra di loro, dita e mani quasi sempre fredde che non tardo a riscaldare. Ed è un semplice piccolo contatto, mentre la nostra attenzione e sorrisi sono dedicati agli altri. Di tanto in tanto ci scambiamo uno sguardo e un sorriso, spesso basta questo per comprendersi.
Piove, ma i portici ci proteggono e le nostre risate e quelle dei suoi amici risuonano allegre.
Piove, ma non sulla… mia immaginazione che fa fede a ricordi reali, ricordi che...
....non vedono l’ora di rivivere.
(…ehi.. so essere anche smielata.. wow XD... coff coff)
venerdì, 23 gennaio 2009
primo dente del giudizio + angolo della vanità
Qualcuno mi ha detto che sono diventa frivola… ghghgh
In realtà no, nel senso che potrebbe sembrare ma è solo una fase samanthiana, una delle tante per dire! Favorita da un connubio tra il mese di esame che mi annulla come essere vivente (quindi non spendo soldi) e i saldi. Oggi però… shopping sfrenato con la nonna al mercatino! Insomma per 40 euro ho preso: jeans, una gonna, 4 giacchettine O_o che poi nemmeno si chiamano cosi XD >.> però ora le vedrete, calze, una mutandina, tanti calzini lunghi fino alle ginocchia e di lunghezza normale….naturalmente tutti a righe >.> mi piacciono le righe.. vado matta per righe… righe… righe… righeeeee >.> ok… taccio.
Inoltre oggi avevo un valido motivo per fare shopping.. mi sono tolta il dente del giudizio, il primo di quattro… se ha fatto male? diciamo che non sono felice di averne ancora altri tre da togliere. Però c’è da dire che non sono tantissimo gonfia e che il dolore è quasi assente, speriamo duri cosi anche domani!
U_u ora ho sonno e domani università uff >.>
ps.Infondo le mode hanno un pregio che durano poco e i negozianti passano i scarti alle bancarelle, che non sono scarti… è roba da negozio a prezzo di mercato! *__*
Gonna lunga, per la gioia di qualcuno.

felpa o mantellina?

felpina-ina leggera

felpa normale aderente (+ foto venezia)

e...ta-dà!

(la prima maglia del riquadro non c'è singolarmente perchè la sottoscritta fa le foto sfuocate >.> , ad ogni modo è simile alla felipina leggera grigia solo che ha lintreccio, come si intravede nell'ultima "foto")
... forse si, sono nella fase Frivolezza portami via....
.... ma c'è una donna anche dentro di me, seppur non si veda... >.>
ps. ieri invece ho comprato, sempre mercato, tre magliette semplici a tinta unita fine e Ariela mi ha regalato tre paia di mutadine troppo belle XD AHAHHAHAHAHAHAHAHAHHA
pss. oggi è 22 *___*
Luponemo - 00:40 -
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Categoria: ricordi,
angolo della vanitÃ
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lunedì, 19 gennaio 2009
...20 dicembre 2008
(bracciale: regalo da parte della Socia e di Irene)
Ancora Grazie.
....anche perché è stata una giornata che va ricordata con piacere.
Luponemo - 16:54 -
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Categoria: ricordi
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domenica, 18 gennaio 2009
....la giornata di ieri+ Angolo della vanità
Dopo il post pseudo profondo di ieri sera – ebbene sì, ieri mi sentivo ispirata- oggi non voglio tradire la sciatteria di questo blog.
Ieri ho preso un treno per Roma. Muse all’mp3, libro da sottolineare passando cosi quei trenta minuti prima di scendere alla stazione, percorrere come un branco di antilopi l’unico corridoio che porta alla metro, salire sul primo vagone, essere a pelle a pelle con il tuo vicino, sbirciare il “metro” di qualcuno e scendere. Pizza di Spagna. Via Del Corso. I negozi ancora chiusi, l’assenza delle persone. La strada tutta per me e il cielo che si libera dalle nubi mattutine. Prima di andare all’università dovevo cogliere l’opportunità di essere a Roma in tempo di Saldi e, soprattutto, sperare che quel negozio avesse ancora quel capotto che tanto desideravo. Negozi aperti e negozi chiusi si alternano mentre io leggera mi muovo senza una direziona precisa alla ricerca del quel negozio. Trovato. Chiuso. Bene. Torno indietro, vado avanti, chiedo un’informazione al centro vodafone, torno indietro e alcuni negozi rapiscono la mia attenzione. Uno sguardo ai manichini e uno sguardo al cartellino. Sorrido. Storco il naso. Mi lamento per i pochi soldi. Principalmente cerco dei jeans – non sapevo che per trovarli ci avrei messo due ore, perché sono “grassa” rispetto alla media della gente che frequenta quei negozi, premetto ho una 42. Ma ho i prociuttoni, evidentemente-, ma mi guardo ugualmente intorno. Quello che mi piace costa troppo anche in tempi di saldi, mando giù il rospo. Il tempo si accorcia, rapida vado al negozio chiedo direttamente alla commessa se avevano ancora quel cappotto, la risposta è negativa ma mi dice che c’è un modello identico ma è un cappotto un po’ più pesante. Lo vedo. Lo provo. Lo compro. Ma devo cambiare i 50 euro che non hanno il resto da darmi. Inizio a saltare da un negozio all’altro, casse vuote “mi spiace abbiamo appena aperto”, con l’occasione mi misuro alcuno jeans ma o non mi piacciono o mi sento un’insaccato, una bella prociuttona salamelosa (qualcuno avrebbe detto: sama salama. E non gli avrei dato torto). Nulla, ma la mia salvezza è stato un bar. Commessa gentile. Torno al negozio pago e prendo il cappotto. Sono felice. Poi entro in un altro negozio- non posso citarlo, perché è una sorpresa-, entro in un altro e un altro ancora, dannazione nemmeno un jeans che mi piaccia! Dovevo puntare direttamente sui cinesi a Vittorio Emanuele. Poi vedo H&M, tento. Entro. La lezione ormai è iniziata, non importa è l’ultima e in questo appello non devo dare l’esame, però certo si parla della lezione di Stoppelli e un po’ il cuore piange, è un bravissimo professore una generazione diversa e gli avrei fatto il filo. Sara inoltre non sarebbe venuta, quindi il mio unico blocco è crollato, rilassandomi decido di fare i miei acquisti con calma. Un rapido sguardo a H&M, è piccolino rispetto agli altri H&M di Roma, Torino e Bologna che ho visto, ma non è affatto male.. anzi…e cosi inizio a prendere magliette e mogliettine e, finalmente, alcuni jeans. Ne vedo altri, ma non sono scontati e li lascio a malincuore dove sono. Nel camerino mi svesto e mi rivesto con i nuovi indumenti. Si. No. Forse. No. No non mi piace. Si! Aggiudicato. Ehi! Mi fa un bel sedere.. ma da nonna mi faccio fare l’orlo.. finalmente i jeans larghi sono tornati di moda!Evviva!”. Socializzo con una ragazza, socializzare è una parola grande. Ma aveva un bel viso e mi ha invogliato a donarle un sorriso. Una volta. Due. Alla fine bastava guardarci e sembrava che ci conoscessimo da una vita. Lei era quella che sarei voluta essere io, forse per questo ho provato da subito fascino per lei. Aggiudicato! Controllo i soldi, si, ci rientro. Sto per andare ma vedo un manichino, carino quell’accostamento, mi dico. Torno indietro, la prendo, la misuro. Camerino. Arriva un messaggio “buongiorno amore” “… pensi che sono a lezione vero?” “non dirmi che sei tornata indietro e sei tornata a dormire” “no, cosa c’è di peggio” “….lo shopping”. Arrosisco e rido da sola nel camerino mentre allo specchio c’è il mio riflesso con gli abiti nuovi. Ricontrollo i soldi, peccato per dieci euro.. riposo un maglietta, ma la guardo con aria minacciosa come a dire “tornerò non finisce qui”. Torno verso Piazza di Spagna ma evito Via del corso. Nell’arco di un’ora quella via che prima apparteneva solo a me e pochi altri si è riempita vistosamente. Passo per Via del Babbuino, contemplo quella chiesa anglicana che adoro e continuo a camminare tutta fiera con le mie due buste (90 euro)…. E mi deprimo, nemmeno fossi passata in Via Condotti. Negozi di classe, vestiti da urlo, squisite boutique, turisti che entrano ed escono, un ragazzo più piccolo di me che esce da uno di quei negozi con nella mano destra la busta e nella sinistra la carta di credito. Sposami!. Tiro avanti: sono povera ma felice. Torno in metro, questa volta vuota dai lavoratori e studenti, ma piena di persone che vagano come me e dagli stranieri. Termini. Cambio metro. Policlinico. Vado a ritirare le analisi, ci sono tre dati fuori i massimali e anche di tanto, speriamo bene. Penso che la prossima volta che tornerò in quell’ospedale sarà per togliermi il dente del giudizio. Deglutisco. Mi dirigo all’università che è a pochi passi. Ho fame e quattro euro nel portafoglio. Sorrido e ringrazio di averla portata. Vado in mensa chiedo all’impiegato di dirmi quanti soldi ho dentro, mi sorride e mi indica la cifra “17 cent”,sorrido “due euro”. Prendo vassoio, forchetta e bicchiere. Osservo i primi e i secondi con i contorni. Pranzo a base di verdura.. vegetariana? No. Solo che non ho più voglia di carne ne ho mangiata troppo ultimamente – bava alla bocca… grigliata…gna gna-. Guardo i posti liberi… ragazzo o ragazza? Dai! Scelgo la ragazza. Mi siedo è silenziosa, evita il mio sguardo. Ma non demordo! Quando porta la brocca dell’acqua con dentro la spremuta – bleah!!! …stranieri >.< - le sorrido cordiale e la ringrazio, lei appare quasi sorpresa, sorride chiedendomi se andava bene la spremuta, recito un entusiasmo, avrei meritato un oscar, ma odio essere poco socievole!. Me ne versa nel bicchiere, la ringrazio nuovamente. Mangiamo in silenzio, ma il silenzio è in realtà rotto. Finisco prima io, le chiedo se vuole altro pane prima di buttarlo, lei si mostra ancora sorpresa e poi mi ringrazia con sincerità declinando l’offerta. Ci salutiamo. Prendo un caffè. 50 cent. Nell’attesa di riceverlo, accanto a me due ragazzi scherzano tra di loro, non riesco a non sorridere e vengo notata, distende il discorso anche a me “il mio amico è scemo non farci caso” distendo il sorriso e bevo il caffè, mantengo un po’ di distacco. Sono cosi… controllata. Quando vado, saluto, spero in un loro saluto e cosi è, faccio “ciao” con la mano. Esco tutta allegra. Arrivo alla città Universitaria e chiamo, resto al telefono e seduta al giardino centrale, per ben due ore, tra risa e ragionamenti. Saluto. Vado al corso dalla frequenza obbligatoria, entra la docente le dico del dente del giudizio e l’avverto che non se potrò esserci per la prova finale “troveremo una soluzione, ma vedrà che starà bene”, mi siedo, saluto delle ragazze, ma manca la mia amica del kazakistan, Ne sono davvero dispiaciuta ma le parole della docente mi rallegrano “oggi facciamo solo un’ora”. Solitamente sono tre. Poco dopo arriva Alma le tolgo dai piedi il mio cappotto e la faccio sedere. A fine lezione le propongo un caffè. Mi ha preso in simpatia da subito, e anche se è più grande mi ci trovo troppo bene. Parliamo un pò di tutto e di più. Apprezza le mie compere e sembra sincera mentre lo fa, rimanendo poi perplessa quando le dico che quando ci vediamo con il mio ragazzo, dormiamo sempre nelle reciproche case. Non ci avevo mai pensato, però è vero… non è una cosa usuale, ma soprattutto, sembra quasi una mancanza di rispetto verso i genitori dormire nella stessa camera e letto. Non ci avevo mai pensato, tanto naturale e tranquilla è stata la cosa. Ci salutiamo, si dispiace che non ho un modo per tornare a casa o mi avrebbe inviata alla cena che avrebbe fatto la sera con dei suoi amici a casa sua, ma mi spiega che non può ospitarmi perché vive con altri e non c’è posto. All’univerisità per quanto sono in un corso di spocchiosi intellettualoidi ho socializzato con qualcuno, ma poco. Le ragazze hanno la puzza sotto il naso, i ragazzi non esistono tranne due tre, le uniche persone con cui mi sono trovata bene sono questa Alma e Blanka… cosa hanno in comune?Sono straniere. Mi trovo troppo bene con le straniere. Si si. Molto di più che con quelle spocchiose del corso. Mi dispiace solo non avere l’opportunità di uscire con loro la sera. Questo si, o diverrebbe una valida e bella amicizia più di cosi.
Finito il caffè ci dirigiamo verso la fermata degli autobus, ci salutiamo e ci dividiamo. Socializzo sull’autobus-scatoletta-da-sardine con una ragazza che apprezza la mia sciarpa. Salgo sul treno e riesco a prendere l’autobus senza dover scomodare la mamma di Alexia. Arrivo a Fiano scendo. Percorro la strada cantando. Arrivo a casa, temo che mi rovineranno la giornata… e invece no! Tutte felici anche loro!. La sera gioco. Gioco!!! MIRACOLO! E mi diverto anche… gh. Guardo OTH e scrivo post. Vado a letto felice.
Una bellissima giornata.
E ora… Angolo della vanità... i miei acquisti con i saldi! (e regali rimmediati).
sabato, 17 gennaio 2009
“Si dice che la cosa più triste che un uomo debba mai affrontare è quello che avrebbe potuto essere...o quello che non sarà mai? Scegliere la strada giusta non è mai facile. È una decisione che prendiamo guidati solamente dal nostro cuore. Ma qualche volta troviamo la nostra strada verso qualcosa di migliore. Qualche volta combattiamo con il rimpianto e il rimorso per i nostri errori, con la nostra malignità e gelosia,e la vergogna che proviamo per non essere le persone che avremmo dovuto diventare, e questo è quando troviamo la nostra strada verso qualcosa di migliore o quando qualcosa di migliore trova la strada per raggiungerci.” OTH 5 serie episodio 13.
Scegliere.
Sartre odiava farlo, riteneva fosse la condanna peggiore dell’uomo eppure un atteggiamento al quale si è costretti e di fronte al quale non si può svincolare. Come biasimarlo.
Conosco diverse persone intorno a me che hanno fatto le scelte sbagliate, hanno scelto la strada sbagliata e con caparbietà l’hanno percorsa, seguita e terminata e quasi sempre in maniera brusca. Si è davvero cosi liberi di scegliere? A volte no, spesso capita che ci sia qualcuno che scelga per noi e solitamente non è la scelta che più ci si addice, proprio perché, paradossalemente, non è la nostra di scelta.
"Scegliere la strada giusta non è mai facile. È una decisione che prendiamo guidati solamente dal nostro cuore”, non è facile capire se è la cosa giusta o la peggiore. Quando facciamo una scelta e prendiamo consapevolezza delle nostre azione non sappiamo mai se è la cosa giusta, ma abbiamo solo la certezza, in quel momento, di volerla. È questo volere, quest’ultima certezza che ci spinge a scegliere. Ed è quel volere che ci porta dritti verso l’inganno.
Se ho fatto scelte sbagliate? Sicuramente, ma sono troppo offuscata dal mio ego per individuare quando. Ho solo avuto la fortuna, fin ora, di non subire troppo i miei errori.
Mi sono sempre chiesta perché le persone una volta fatta la scelta e una volta resisi conto che era sbagliata non hanno fatto nulla per cambiarla, hanno proseguito, si sono lasciati trascinare finché la corrente del mare non li ha rigettati sulla sabbia ruvida di un’isola e solo allora hanno gridato la parola “perché” rendendosi conto di essere rimasti soli. Possibile che non abbiano notato dei segni? Non abbiamo visto ciò che non andava?
Prima di amare davo tutto per scontato, compreso quelle risposte. Era facile per me essere razionale, fredda e calcolatrice, vedere tutto facile. Forse era dovuto anche all’età. Ora però so benissimo che spesso non dipende tutto dalla nostra volontà, semplicemente la corrente è più forte di noi e non ci permette di vedere e quando vogliamo vedere non siamo forti abbastanza. L’illusione si alimenta con la speranza, e l’essere umano vive di speranza. È un circolo vizioso che non avrà mai fine. Per evitarlo non si dovrebbe vivere, ma evitandolo non si vive.
Potrei scrivere un manuale “su come fare la scelta giusta”, ma sarebbe simile a quei libri dei psicologi “l’adolescente”. Se è vero che siamo fatti della stessa pasta è anche vero che questa pasta è mescolata in modo talmente diverso e le combinazioni talmente infine che non può esistere una legge uguale per ogni tipo di persona. Ogni individuo deve passare la vita a cercare la sua strada, percorrerla e sperare di aver fatto le scelte giuste. Tutte siamo destinati a fallire, perché nessuno farà mai del tutto le scelte giuste. È inevitabile. c'è chi poi quelle defaillance le vive più pesantemente e chi con più leggerezza.
Tutti nonostante ciò però siamo costretti a scegliere, dal cosa mangiare a pranzo a che cosa fare nella vita.
“a volte quando sei giovani, pensi che niente ti possa far male. È come essere invincibili. hai tutta la vita davanti, e hai grandi piani. Grandissimi piani. Trovare l'anima gemella. La persona che ti completa. Ma mentre cresci ti rendi conto che non è sempre cosi facile. È solo alla fine che capisci che i piani che avevi fatto erano solo piani. Perché alla fine quando guardi indietro invece di guardare avanti, vuoi poter credere di aver sfruttato al massimo le opportunità della vita, vuoi poter credere di lasciare qualcosa di buono dietro di te, vorresti che tutto avesse avuto un significato.” OTH 5 stagione ep. 14
È vero, quando si è adolescenti abbiamo mille speranze e ambizioni. Ci chiudiamo nella nostra stanza e sogniamo ad occhi aperti. Una caratteristica, a mio parere, dell’adolescente è proprio quello di avere il lusso di sognare che l’adulto andando avanti vede sfumare lentamente perché la realtà a volte è deludente, altre volte supera il sogno, ma spesso non è mai come la desideriamo, ed ecco che quegli stimoli adolescenziali, quei sogni ad occhi aperti che rimangono come panni vecchi dentro di noi, ci spingono a chiederci: è ciò che volevo? Posso meritare altro? Cosa voglio dalla mia vita?
Domande che non trovano una risposta ma inquietano, e qui si biforcano, genericamente, le due tipologie di persone: le prime che accettano ciò che hanno ridendolo il massimo che possono avere, le seconde invece sono le perenne insoddisfatte che sentono di accontentarsi. Ciò che succede solitamente è che questi due canali confluiscono in uno solo.
L’uomo non può liberarsi dalla domande esistenziali come non può liberarsi di ciò che è, può solo cercare domande, può solo provare a controllarsi.
E allora ecco che quando ci si guarda indietro e ci si chiede se si è fatta la cosa giusta, ci si risponde di sì proprio per il principio della citazione, ma chi può fare un ragionamento del genere è una persona che nel suo presente è andata avanti, è migliorata, ha avuto, nonostante gli errori del passato e le scelte sbagliate, un avvenire migliore. Solo la felicità schiaccia i ricordi infelici. Solo il sollievo cura il dolore. È per questo che esiste “il chiodo schiaccia chiodo”, perché in momento di “salute” guardarsi indietro è facile, si può dire “rifarei tutto da capo”, perché:
Brooke: Vuoi mai tornare indietro? Ricordo com'è avere 16 anni e tutto sembra più semplice. Ti saresti comportato in un modo diverso?
Lucas: Proverei ad apprezzare le cose che davo per scontate. Ma credo che dobbiamo passare tutte queste cose, sai, per arrivare dove vogliamo star e
Magra consolazione? No, affatto, è sincerità. La fortuna di vivere è che si ha sempre un domani, e il domani può essere migliore… basta volerlo? No. Basta essere fortunati, e qui mi si può dire che la fortuna non centra nulla, che dipende tutto da noi. Forse. Ma non tutto, tutto. Non possiamo comandare l’entropia del mondo, forse soltanto quella nostra interiore, ma è difficile, è doloroso, è alienante… è necessario.
In questo momento in diversi posti ci sono persone che non hanno avuto la fortuna di sbagliare, cambiare strada e imboccare quella giusta e forse, se ponessi a loro la domanda “rifaresti tutto da capo?” ti risponderebbero come quello che ha imboccato la strada giusta “si, cambierei solo alcune cose” il ché indica già il desiderio di cambiamento, andremmo a cambiare i nostri sbagli, la cecità del momento. Ma il passato è un dipinto che non si può sfregiare. Il presente falsifica quei ricordi in base al nostro stato d’animo del momento. È non si può più essere sinceri.
Alla fine, non possiamo dire “no, la mia vita fa schifo” perché si ha sempre una ragione di vita, l’uomo è attaccato alla vita come un feto all’ombellico.
Vorrei finire in modo poetico, spettacolare, ma non credo che riuscirò a fare nulla di questo. Io ho una linea di confine che divide “Samantha credo nel futuro” “Samantha temo il futuro”. È stato il fallimento al test di veterinario. Mi ha fatto capire che non basta volerlo, non basta crederlo, non basta fidarsi…. Se la vita vuole fotterti ti fotte.
Forse ciò che può fare una persona è cercare di essere il più possibilmente meno accecata dall’illusione e dalla speranza, non temere il domani e il cambiamento e dire basta anche quando il cuore si sente sgretolare… io ammiro chi ci riesce, ma i puri d’animo sono davvero pochi, sempre se esistono.
Forse un secreto nello scegliere è non vedere questo gesto come una costrizione ma vederlo come una necessità naturale, come amare, mangiare, respirare e prenderla con la piena consapevolezza delle nostre azione, cercando di lasciare il meno possibile al caso, sapendo da subito che non avremo mai il pieno controllo delle reazioni delle nostre azioni, perché la vita non è un racconto, non è un film ne un quadro, non prenderà mai totalmente la forma che vogliamo dargli, ma potrebbe avvicinarsi.
L’uomo per fare la scelta giusta deve avere volontà e possibilità. L’uomo se ha la volontà ma non ha i mezzi, sarà sempre uno zoppo che non riuscirà mai a camminare come vorrebbe realmente.
Se rifarei tutte le scelte fatte? No. Però so che se le cambierei, non starei dove sono ora.... non temo più il passato nè il presente...sono passata dal desiderare tanto il futuro quando avevo bisogno di cambiare il mio presente, ad averne paura proprio perchè temo di perdere ciò che ho... e capire di aver sbagliato ciò che ho creato.
Se c'è una cosa che ho è imparato è quello di essere coereni ma umili e flessibili allo stesso tempo, e sopratutto saper chiedere e chiederci scusa e ad essere prima di tutto il più sinceri possibili con noi stessi.
Ma su quelle citazioni avrei mille altri pensieri, per ora questi sono i primi gli altri resteranno nella mia mente, come forse è giusto che sia.
Ps. Chiamiamola coincidenza... ma quei discorsi – quelli detti nel telefilm- sono stati fatti senza correlazione già tra me e una persona…. È incredibile come, fin da subito, tratti delle due situazioni corrono parallele. Fantastico.
ps. è pieno di errori grammaticali e sintattici, prima o poi lo correggerò.