Erin Mccarley - Pony Lyrics


"L’uomo non vive di solo pane e io non vivo di scuse"

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"Ay payita mía
Guárdate la poesía
Guárdate la alegría pa'ti"


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domenica, 24 agosto 2008

Praticamente è da natale che non la vedevo, lei [L].

Nei suoi difetti più o meno palesi, ha sempre avuto un pregio enorme ai miei occhi: la testa sulle spalle, la determinazione, la forza pratica. Ecco. La praticità. E forse è quella che l’ha portata dov’è, a studiare, lavorare e convivere con un ragazzo.

Un ragazzo veramente carino sotto tutti gli aspetti, almeno superficialmente, ma indipendentemente dal mio giudizio blando, fanno davvero una bella coppia. E hanno quella sorta di convivenza che amo, quella convivenza adatta a due ventenni che vivono sotto lo stesso tetto ma non rinunciano alla vita. Insomma l’ho vista bene.

Ed è con lei che sono andata a vedere “Le cronache di Narnia- il principe Caspian”. Inizialmente ero scoraggiata e c’ero andata solo per non sprecare l’opportunità di vederla, dopo cosi tanto tempo di distanza dall’ultima volta, per l’appunto natale; ma devo dire che il film non mi è dispiaciuto. Non sono un’esperta di cinema e nemmeno mi impongo di esserlo, ma dico la mia. Ha molte contraddizioni e incoerenze, ha molti richiami ad altri film (il signore degli anelli, 300, shrek II), ha una trama di per sé banale nel suo essere rivista e rivista tra film e libri…. Eppure, ha una sua sottile coerenza. E’ inutile sputare addosso ai temi trattati, come inutile dire: è una bambinata. E’ una favola e ogni favola degna di questo nome ha diritto alla sua morale, ai suoi temi di registro, alle sue “banalità”, premesso questo se si va a vedere quel film non si può aspettare altro che un film bello nel suo genere, non il migliore, ma nemmeno il peggiore. Forse semplice. Ma agli occhi di un adulto. Un bambino ha la libertà di immaginare un mondo, che poi è lo scopo del film. Non ci vedo nulla di male in questi film con la trama che è incentrata nella fantasia, nei protagonisti come bambini, nel viaggio come cammina di crescita, un mondo magico come fuga…. Non posso dire che “Le cronache di Narnia” non siano valide come non posso dirlo per “Un ponte per Terabithia”; forse semplicemente, per apprezzarli davvero, vanno visti con gli occhi di un bambino. Forse non li apprezziamo perché pensiamo che quei precetti insegnati noi li abbiamo, e dunque, sono parole inutili. Non sono temi banali, e non lo sono nemmeno per gli adulti, basterebbe calarsi un attimo nei panni di chi non è prevenuto e non si crede già "troppo". Ecco, non lo trovo affatto stupido, non di tematiche e sopratutto ne per come sono trattate, anzi.

Io non sono stata in grado di vederlo con gli occhi di un bambino e, forse, nemmeno lo vorrei, ma mi ha soddisfatto perché non ci vedo niente di male nel sognare e farmi colpire e commuovere, e soffermarmi a riflettere con ancora semplici favole. E spero di non smettere mai.

Purtroppo non tutti possono essere come big fish.. ma un bambino l’apprezzerebbe altrettanto?


 



 



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Categoria: ricordi, attimi, sussurri al vento

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mercoledì, 20 agosto 2008
Ahahahahhahahah … ieri è stata indubbiamente una piacevole serata tra amici. Un eccellente film. Gustose patatine e coca cole comprate al supermercato e fatte entrare di contrabbando (come tutti tranne i ricconi) nella sala, e una piacevole passeggiata a ipotizzare le ottime scene che si trovano lungo la strada, per girare un film Horror. …(rullo di tamburi).....e:


Arrivati davanti alla Biglietteria mandarono avanti a Alexia che avrebbe pagato inizialmente per tutti, per poi ricevere da ciascuno i soldi anticipati. Quando arrivò davanti al vetro chiesti i quattro biglietti, il ragazzo oltre il vetro senza alzare gli occhi se non per qualche secondo, a voce scocciata disse:
“Due coppie?”
Rimasero tutti e quattro perplessi. Alexia si guardò in giro, cosi anche Lorenzo e Francesco. Samantha osservò Francesco e rapida senza pensarci due volte, con decisione, esclamò:
“Si. Una coppia”
Francesco la guardò perplesso. In realtà non ci stava capendo nulla. Eppure notò che Samantha sapeva cosa stava facendo.
Il bigliettaio osservò ancora una volta tutti, e notandoli palesemente indecisi, non ci mise molto a capire che stavano decidendo se dire la verità o una bugia, cosi spazientito ripeté:
“ Una o due coppie?”
Si guardarono e Samantha prontamente, notando l’incertezza di Alexia, disse, in superficie calma e decisa, ma nel profondo dispiaciuta:
“Una. Loro sono fratelli”
Ma Francesco ancora non capiva, cosi iniziò a chiedere, cercando spiegazione negli sguardi, e solo Alexia che era stata due giorni prima lì al cinema con Samantha, comprendeva. Anche lei aveva letto il foglio che diceva che il lunedì le coppie avrebbero pagato di meno. Ma non poté dirlo a Francesco, che nel mentre chiedeva perché, come e quando, tanto da prendersi una gomitata da Samantha che si era prontamente avvicinata a lui. Tutti e quattro trattennero, ma senza troppo riuscirci, i sorrisi.
“Allora, scusi, facciamo conti separati” disse Alexia che era davanti al vetro.
Nel mentre Francesco iniziò a capire, aiutato anche dalla parola del ragazzo della biglietteria che gli aveva spiegato la questione dello sconto. Guardò Samantha con aria pensierosa, e mentre sfilava i soldi dal portafoglio aveva una faccia da volpone che Samantha comprese subito:
“ Si si, il lunedì ci puoi portare l’amante”.
L’amante in questione era la vera e autentica, nonché unica, ragazza di Francesco.
Francesco pagò ridendo.
Quando entrarono nel cinema, Alexia prontamente disse:
“ La coppietta! Eh? Guarda che glielo dico a Roberto!”
Risero. Erano abbastanza soddisfatti i due di aver pagato dieci euro invece di quindici.
Entrati nella sala, ridacchiarono tutti e quattro quando sul biglietto c’era scritto: “cineplex in love”. Ma prima, Samantha e Francesco, nel camminare lungo il corridoi che li conduceva alla sala 3, pensarono reciprocamente all’utilità di questa offerta, per tornarci una prossima volta le vere dolci metà.



Batman - Il cavaliere oscuro
(ci sarebbe da denunciare il doppiatore...)











E' da sempre il mio "eroe" preferito.Fantastico.

(ps. speriamo che la promozione duri almeno fino a settembre... lo spero davvero...)


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Categoria: ricordi, attimi

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domenica, 17 agosto 2008
Eclissi parziale di luna....

....non sarà lo stesso, ma sempre insieme l'abbiamo guardata.

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Categoria: attimi

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sabato, 16 agosto 2008



PER UNA RAGAZZA SPECIALE...             
(...e un pò per me)


Switchfoot: let that be Enough                      

"Lascia che sia abbastanza"    
                

 

Vorrei avere ciò di cui ho bisogno
Per riuscire a stare da solo
Perché mi sento così abbattuto
E mi sento solo

E tutto sembra così vulnerabile
E non ho progetti
Sono un aereo nel tramonto
Senza una luogo dove atterrare

E tutto ciò che vedo
Non potrebbe mai farmi felice
E tutti i miei castelli di sabbia
Passano il tempo crollando

Fammi sapere che mi senti
Fammi conoscere il Tuo tocco
Fammi sapere che mi ami
Lascia che sia abbastanza

Domani è il mio compleanno
Nessuno qui lo potrebbe sapere
Sono nato questo giovedì
22 anni fa

E mi sento bloccato
Guardando il passato ripetersi
Sì, chi sono?
Semplicemente un bambino che sa di essere bisognoso

Fammi sapere che mi senti
Fammi conoscere il Tuo tocco
Fammi sapere che mi ami
Lascia che sia abbastanza

Fammi sapere che mi senti
Fammi conoscere il Tuo tocco
Fammi sapere che mi ami
Lascia che sia abbastanza






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Categoria: ricordi, canzoni, attimi, sussurri al vento

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mercoledì, 13 agosto 2008

Ho sognato due notti mio padre, dopo che mia nonna mi aveva chiesto di chiamarlo con urgenza perché doveva dirmi una cosa importante. Non avendolo fatto pensavo che quei due sogni di cui uno lo ricordo distintamente fossero causati da quello. Ancora adesso la mia parte razionale dice che è cosi.

Ma oggi, proprio oggi, proprio in questo periodo…. Mi ha chiamata mio padre mentre stavo per postare il post (l'altro).

Sono caduta in lacrime.

 

“ciao papà… lo sai che ti ho sognato due volte, recentemente”

“come? Come?”

“..che ti ho sognato due volte”

ride.

“ci credo, domani torno”.

 

 

In un sogno, quello che ricordo, era lui alla sala d’aspetto dell’aeroporto con lo zaino in spalle che mi chiamava: “Samantha!Samantha”!.

Glielo raccontato e ha sorriso, lui crede in queste cose.

Io non lo so.

 

So solo che tremo, sono confusa…. E non so se essere felice o triste.

Sono passati 10 anni.

Non so se essere triste o felice, ma ho paura. Ho la sensazione che si sta aprendo un nuovo capitolo della mia vita, e non so se ne sono pronta. Ho paura che l’equilibri si rompano…..

Ho paura di tornare a 10 anni fa, io sono cambiata, ma loro no. Mamma no.

Perché ora? Perché tornare ora? In questa fase…..

 

… Ad ogni modo, finché non lo vedrò con i miei occhi non ci credo ancora.


Devo dormire.

Luponemo - 21:32 - Permalink - commenti - commenti (popup)

Categoria: ricordi, attimi, sussurri al vento

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mercoledì, 13 agosto 2008

Ennesima litigata.

Preso il lettore mp3 sono corsa fuori casa, senza dirle nulla, tanto non ce ne era bisogno. Ha 50 anni ma sembra una ragazzina di 12. Da sempre.

Con il magone in gola la rabbia di nuovo che saliva, la tensione ferma costante di una giornata inizita male, proseguia peggio ma recuperata fin quando non è tornata lei a casa. Ha i suoi problemi, lecito. Ma siamo diverse. Litigato per cosa? Lo so io. E’ una corsa a chi è pi egoista. Con lei è sempre cosi. Ma Lei sa che la sottoscritta ha un difetto grande quanto una casa: sensibilità acuta e sensi di colpa.

Ma non mi ci trova. Non ha fronteggiato le mie parole, logico. Non aveva delle risposte. Quando parla non pensa a mai al significato. Le piace fare la vittima. E io non ci sto. No. Quello che mi da più rabbia è che questa tensione che ormai scatta automatica appena entro in casa, in questa casa satura oramai, mi danneggia l’uomore e di conseguenza i rapporti con le perosne che mi sono a più stretto contatto.

Ho dei piccoli problemi, ho delle piccole debolezze ma sono certa che senza questa tensione riuscirei a risolverli molto prima del tempo medio che ci metto.

Continuo a camminare, sento della puzza di mondezza e mi chiedo da dove provenga.
Tutto perché voleva che andassi due giorni al mare a casa di alcuni suoi amici. Figo direte voi. Ma no, non lo è affatto. Lo so io che significa avere 12 anni andare con lei a capannelle a sentire della cazzo di musica latino americana  e addormentarsi su un tavolo con un ulcera nello stomaco, perché lei voleva stare un po’ con  me. Ora si è anche lasciata con il compagno. E no, sono stanca di sentirla parlare. Due giorni con lei. Ci andrei anche ma il punto è che so che mi annoierò. Anche queste tre settimane un’intera giornata ad una certa mi stancava, e capito, ero tra amici miei! Coetanei!
Insomma urli e strilli per frasi come: “tu non vieni perché ti vergogni a stare con me!” oppure “vai con le altri madri va!”. Come quando non vado con lei e mi urla: però da tua nonna ci vai.
Piccole dosi che sommate creano nervosismo. Ma lei non lo capisce.
Piango. Di rabbia. Continuo a camminare e vedo tutte le ville intorno a me. Sono cresciutella per avere ancora l’ingenuità che in quelle case ci sia una vita migliore della mia, perché ogni famiglia, ogni relazione ha il suo crucio.
L’ho sempre saputo che  per via del mio carattere incompatibile con il suo, devo stare fuori da quella casa. Quando l’ho lasciata per Torino sono partita per questo. E con lei, a Torino, andavo d’accordo, parlavamo tranquillamente e la cercavo… ma a viverci.. no. Non si può. Una casa vicina, un buco, una stalla, una baracca… basta che io esca da qui e torni saltuariamente, magari anche tutti i week, ma non stare qui dentro.
Sono troppo empatica . Lo sono sempre stata. Ho anche imparato a difendermi, ma non sempre le mie difese sono alte.
Dei cani mi rincorrono oltre la rete, stanno per abbaiarmi, sono due boxer, li guardo mentre i loro occhi sono fissi nei miei, tacciono e non abbaiano. Empatici, anche loro.
Continua a correre il mio fiume di pensieri mentre le lacrime si sono placate sotto le note dei system of a down, il lettore va da solo, nessuna scelta solo voglia di musica nelle mie orecchie. Amo camminare con la musica, non mi importa chi mi guarda (sempre se incontro qualcuno in queste strade di “campagna”) perché in quei momenti sono staccata dal mondo, sono io e i miei pensieri. Io e la mia voglia di ritrovare lucidità e controllo. Eppure, l’idea che la tensione alla base ha causato lacrime con rob, oddio santo! Vorrei urlare fino in cielo e maledirmi di permettere una cosa del genere. Ma non sempre sono figlia del raziocinio e dell’autocontrollo.
Ho pensato anche che sia un bene che lui sia lontano o avrei fatto troppo affidamento sulla sua persona, come ho fatto con gli amici: ero tutti i giorni in una delle loro case.
Sono sempre fuggita. E ritornata.
Ma anche lì, avevo ragione a tornare. Nella mia decisione era conscia che se io ero cambiata il mondo che avevo lasciato non lo era affatto, ma dovevo. E infondo, tirando le somme mi è convenuto per la novità che era entrata nella mia vita proprio mentre prendevo le mie decisioni.
Continuo a camminare, delle macchine passano e mi fissano. Vedranno una ragazza di giusta altezza e media costituzione, con i lineamenti abbronzati del viso duri e severi. Lo sguardo lucido ma troppo fermo, e il passo determinato. Da un chilometro vedranno che sono arrabbiata.
Lentamente i pensieri sciovolano, prendono vita, combattono o si uniscono tra di loro e lascio che questo fiume di caos riprenda il suo ordine.
Sono arrivata alla fine della mia via, incrocio l’altra e con lei la pista ciclabile che inizio per pochi metri ma vedendo delle persone torno indietro, rapida.
Il mio animo sembra più calmo.
Riprendo la via nella direzione inversa a quella presa prima.
Continuo a non sapere cosa fare, ma provo solo rabbia. Quando ho provato a ragionarci e lei fa come gli adolescenti, non parla: o attacca o ripete a monosillabi.
Direi una cazzata che mi hanno sempre fatto passare le pene dell’inferno, ma qualcosa ho subito. Affrontato. Ma il problema non sono io, è questo il punto. Forse sono io in relazione a loro, perché forse dovrei comportarmi in un’altra maniera, se avessi detto da subito di si non sarebbe successo nulla. Ma non ne ho voglia. Cazzo! Quanti di voi vanno con la propria mamma a buona voglia? Bene. Se esistete, vi ammiro.
Io mi annoio. Sono pretenziosa, d’accordo.
Ma non è quello, alla fine stavo anche cedendo, ma odio sentirmi una merda, sentirmi accusare di frasi che non ho mai detto ne pensato.
E poi la psicologa amica de sto cazzo! Gli ha detto che dovevo andare con lei, ma ci andasse quella!
Mi sto avvicinando a casa e risalgono le lacrime come la tensione.
Penso che forse dovrei andare, infondo, non è un patibolo… ma che faccio? Faccio come mi ha detto lei? Mi porto da studiare? Vado per negozi?sto al mare (a fare che???)?
Ha avuto ragione solo su una cosa, che mi faccio troppe pippe mentali. Dovrei andarci se sto male farglielo vedere, se sto bene meglio per tutti. Ma conosco il suo egoismo, non le interesserebbe nulla.
E poi, non vado anche per un altro motivo. Se non dovessi trovarmi a mio agio mi innervosirei e mi chiuderei a riccio mettendo il muso, lei lo noterebbe e come normale che sia si innervosirebbe a sua volta. E lei va lì per distrarsi, in teoria. Ma mi ascolterebbe se glielo dicessi? No! Ma allora vi pare???? AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAH
Smetto di camminare. Capisco solo adesso la puzza di mondezza che avevo sentito prima, osservo la pattumiera un po’ confusa e spaesata, da quand’è che esiste in questa via? Osservo e vedo tra le cose buttate, una gabbia di uccello bianca e leggermente arrugginita.
Questo mi ricordava quando dicevo, solo 3 anni fa, che ero un uccello con un’ala rotta che voleva volare ma non poteva perché il peso del suo corpo era maggiore della sua voglia di prendere il volo. L’ala rotta era l’impossibilità del momento di esaudire i miei pensieri. L’ala è stata guarita e ho preso il volo. Un uccello migratore. Ora sono partita, ora sono tornata e ora voglio ripartire… per creare il mio nido (non parlo di matrimonio!) cosi da svolazzare ogni tanto nel vecchio nido.
Arrivo davanti a casa.
Nulla è cambiato, io mi sono calmata ma mi basterà entrare in casa.
Il progetto è andarsene, è un progetto a lungo termine ma non per questo meno impossibile. Infondo, si sto male, ma sono forte da sopportarlo o non sarei mai tornata.
Vorrei solo che questa tensione non intaccasse i rapporti con le persone che ho vicine, ma il più delle volte succede.
nfondo, tutti hanno i loro muri dove danno dolorose capocciate. Non sono ne la prima nell’ultima.
Ci vado o non ci vado?



....Aspetto che si addormenti (lavora di notte) e vado a cena, prima mentre condivo l’insalata ed ero quasi decisa ad andare le ho chiesto una cosa e non ha risposto. Ha fatto muro, cade nel mutismo… 48 anni o 15?
Ma quando litiga lei allora? Che sclera, ti uccide a parole e poi torna pucci pucci nell’arco di un secondo?.... si, sbaglio. Sbaglio a soffermarmi su queste cose. Ma è difficile cancellarle quando si parla o si guarda in faccia la realtà.
Chiudo il pc e vado a cena per far felice quella povera donna di mia nonna che la stiamo rendendo esaurita.

 

 

Ho solo paura di una cosa….. che a forza di stare con i matti si diventa matti.


....e ora, mi sento in colpa per quello che ho appena scritto, perchè infondo le voglio bene, che lei ne dica.


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Categoria: attimi, sussurri al vento, urli

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mercoledì, 13 agosto 2008

Hinder - Better Than Me

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Categoria: canzoni

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mercoledì, 13 agosto 2008

Bene attendevo per scrivere un post serio, intelligente, pratico bello che racchiudesse le fantastiche tre settimane….. che sono finite e ora………. Quant’è difficile passare dal bello al brutto?

Passare dal ridere, dallo stare bene, senza pensieri, rilassata, a guardare le stelle (è lo scorpione! è lo scorpione! ahahaha), a giocare nell’acqua del mare, a dormire su una spiaggia con il venticello abbracciati,a fare foto, a trovare insenature, a tuffarsi, a giocare con i paguri (che ci odieranno!), a prendere una rete a terra e continuare a camminare  come uno zombie sussurando "sto bene sto bene.. andiamo che ho sonno", ad scendere e risalire scogli enormi, a mangiare 4 sere di seguito patatine fritte, le braciolate, a scacciare formiche e difenderci dall'invasione del nostro letto, a giocare a pallavolo e rompergli un mignolo (tanto tenera.. io (A) ), a visitare paesi con le pallottole addosso al municipio e a imboscarsi nei boschi, tra fonti diuretiche, avvistamento di uccelli e terrore con la macchina lungo il sentiero del bosco, e per quei tornati inchiodandoci per fotografare mucche e maialini che ti attraversano la strada, a stare BENE… a stare… a stare normale, ad adattarsi e tornare al mondo che si è lasciato, quel mondo indefinito, senza un porto che ti aspetti. Forse il mio problema è questo è non avere un porto sicuro e caldo, che ti attende che ti da vita e attraccarci e non provare tristezza, perché appena torni nella terra ferma hai subito un ruolo. E invece no, io no, io nel mio mondo indefinito devo trovarlo. La mia incapacità è non saperlo mantenere e quindi romperlo per vivere un altro migliore e poi tornare e ricrearlo, non ci metto tanto, perché infondo, infondo, non lo perdo ma a riprenderlo, al riadattarmi a ricrearmi un ruolo… questo è difficile, ma la cosa difficile è, ripeto, lasciare il meglio per il normale e dover stare a proprio agio anche nel normale.

Vorrei essere più forte, avvolte perfino diversa, pur di avere un porto dove attraccare e avere un ruolo che mi soddisfi.

Eppure non posso far a meno di vedere la sua spalla, la mia mano che l’abbraccia e come sfondo le stelle e un mare scuro. La piacevolezza di quell’istante racchiude in quel gesto tanto comune e banale le sensazioni preziosi che ho vissuto in quelle tre settimane. Nulla di speciale, nulla di nuovo che nessuno non abbia già provato, eppure, per me tanto viva e unica.

Tre settimane, un esperienza bellissima.

Tre settimane, tutte da ripetere passo dopo passo.

Tre settimane da dover trasformare in ricordo e riabituarmi alla magia della mia vita normale, meno speciale di quelle tre settimane, meno speciale dell’altro mondo che la vita mi ha permesso di vivere.

Meno speciale, è solo un’idea però, perché infondo, si tratta sempre di un’unica vita e per ora, lamentarmi è sono un’ipocrisia (a volte non tanto falsa però) che impongo al mio animo, cedendo alle sue debolezze. Ed è la consapevolezza che è un solo mondo, composto da tanti mondi  e che quindi non è solo quello “anonimo”, che fra due giorni se non già domani dopo un bel sonno mi farà svegliare bella allegra, malinconica in senso positivo del passato, in attesa del futuro e pronta al presente che nella sua normalità riuscirà a soddisfarmi.

E’ sempre solo una questione di abitudine, che per stasera non si è decisa ad arrivare, e sono ancora con la barca nell’alto mare del mio animo confuso, in cerca di ordine, in cerca di approdo.




 


 


 


 


 


 

.......................tre settimane....bellissime.


 


 

(ps.ad avere una canon sigh ç.ç però ringrazio anche la mia piccola digitale a 4 mega pixels)


 



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Categoria: ricordi, attimi, sussurri al vento

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