venerdì, 30 maggio 2008
Il passato, il presente e possiamo anche fare basta, visto che non è da ricordare e uno da vivere!
Questa sera i Sonata Arctica mi hanno trasmesso nostalgia, ma non come un rimpianto del passato, ma bensì un tuffo fatto con un sorriso. Le canzoni mi hanno costretto a riprendere il libro della mia vita, scritto a tratti infantilmente, altri con maturità e altri quasi per caso. Delle pagine bianche. L’idea del libro come vita è banale e risaputa, ma a sedici anni se non quindici, me lo ripetevo sempre, ogni giornata, ogni situazione bella o brutta una volta finita chiudeva un capitolo ma non il libro cosi ero pronta a scrivere altre cose. Sono sempre stata una drammatica-nostalgica-polemica nata… eppure non ho mai smesso di non credere a questa frase che mi ripetevo e che mi ripeto ancora, tacitamente nella mia mente: una fine è un inizio e cosi viceversa.
Ogni volta che qualcosa finiva – e solo ora mi rendo conto come quelle cose che mi sembravano drammi enormi siano solo storielle da ricordare e sui cui ridere- di qualsiasi natura fosse, piccola o grande, bella o brutta, significativa o meno… chiuso un capitolo se ne doveva aprire subito un altro; ma su altre pagine: non era un trascrivere quello passato, ma iniziarne un altro.
Ma credo che cosi facciamo tutti.
Inoltre, oltre alla canzone ci si mette anche che in questi giorni c’è qualcosa che torna sempre alla luce come un disco rotto: Il passato, dalla bocca di quasi tutti.
Un passato che non mi apparteneva ma stonava nel mio presente. Un passato condiviso ma che a un certo punto ha preso un altro verso fino ad allontanarsi dal mio. Un passato che guardo con un sorriso. Un passato che vorrei cancellare ma che senza di lui non ci sarebbe stato un secondo futuro, un presente e, ora, già un passato. Un passato che ha mille ombre scure dove sono riuscita a portare la luce. Un passato che osservo guardandomi allo specchio con il solo gusto di prendermi in giro. Un passato che mi ha condotto a questo presente.
Ma questa sera (ma già ieri sera parlandone) ho un sentimento diverso, o meglio, una percezione temporale diverso. Se tutti i discorsi che mi si sono fatti sono stati un ricordare il passato e vederlo dal passato al presente, io ripenso al passato ma in maniera diversa… un passato che cercava un futuro immaginandolo e ora a vivere un presente che non c’entra nulla.
Se guardo nella visione passato à presente, non ho davvero nessun rimpianto, forse con la testa di adesso cambierei alcuni passaggi ma nemmeno troppi; cambierei più degli atteggiamenti, tranne uno che a lungo mi è stato criticato perché troppo rigido e selettivo: il mio piccolo osservatorio.
Cos’è? Semplice. Un luogo dove osservavo il mondo nella sua totalità concentrandomi sui rapporti umani e sulla mentalità. Un luogo dove facevo della filosofia spicciola. Un luogo a cui sono debitrice per quello che mi ha dato: me. Un luogo che però era giusto abbandonare. Ogni cosa ci da qualcosa, ma quando è troppo stretta è giusto lasciarla andare, nonostante l’affetto, nonostante l’abitudine, nonostante la sicurezza che ci da. E ad un certo punto quel luogo cosi caro e confortevole è stato abbandonato. E cosi anche dalla mia coinquilina di pensieri. Entrambe, accettando gli stimoli esterni abbiamo capito che se i pensieri non camminano sullo stesso binario della vita saranno sempre a metà.
Con Torino avrò perso un anno e mezzo di università, ma ho acquistato 10 anni di vita.
E’ stata dura, non è facile mettersi in gioco e, soprattutto, mettersi in dubbio.. ma l’ho fatto, nel momento in cui ho abbandonato il mio Osservatorio; ho anche perso le redini di me stessa per un certo tratto di percorso per poi ritornarne in possesso, ma anche in quel caso mi è servito: ho capito che quel genere di persona non è Samantha.
Coscienziosa, Samantha è cosi e ora non lo rinnego.
Se ripenso al mio passato non ho rimpianti, piccoli errori ma non rimpianti. E spero di seguire cosi.
L’Osservatorio è servito, osservare mi ha fatto ragionare, ragionare riflettere, riflettere razionalizzare…. E tutto è andato ad alimentare il mio raziocinio, che però era incompleto… la vita ha fatto il resto, l’irrazionalità, il coraggio, i sentimenti, il dolore, gli errori hanno arricchito e completato il Raziocinio che a conti fatti alla fine, con lo scontro con il mondo, ha dovuto fare i conti sulle convinzioni e ideologie da tenere, quelle da eliminare, quelle da arricchire, quelle da modificare. Sono grata all’Osservatorio, senza di lui sarei … per riprendere una frase di hermann hesse: “La maggior parte degli uomini sono come una foglia secca, che si libra nell'aria e scende ondeggiando al suolo. Ma altri, pochi, sono come le stelle fisse, che vanno per un loro corso preciso, e non c'è vento che li tocchi, hanno in se stessi la loro legge e il loro cammino”. Forse non sono proprio una stella fissa (ma non immutabili!) – non ancora- ma sicuramente non sono mai stata una foglia secca…
E per riprendere il discorso iniziale, lasciando perdere le mie vittorie e sconfitte, perché solo dio sa quanto ho pianto, quante volte ho perso la sfiducia, quante volte ho odiato tutti perfino me stessa, quante lacrime dietro a illusioni – che se ci penso ora, ora che so cosa significa essere innamorati mi viene da ridere- perse dietro note di canzoni. Quanto odio verso la famiglia – a cui, paradossalmente, sono debitrice-, quanta invidia, quanta rabbia, quanta poca speranza, quanto nichilismo, quanto poca fiducia in me stessa in quello che ero e quello che potevo essere. Quanto odio allo specchio. Quanta rabbia… ed era in queste sensazioni, che chiusa nel mio Osservatorio, sia quanto nella mia vita pioveva o c’era il sole io vedevo nel futuro l’unica speranza. Il futuro era la mia ancora di salvezza, il futuro mi avrebbe fatto vincere sul dramma – vero o fittizio- del presente. Ho affidato me stessa al futuro, agivo in vista del futuro e dunque mi divertivo a disegnarlo a tratteggiarlo… ero un illusa, ma la vita mi ha disilluso presto… il futuro non era come l’avevo disegnato: era spietato e mi chiedeva di crescere, di vivere. Non l’accettavo. Sono stata un anno malissimo, ho rinunciato agli studi, indecisa se continuare o smettere.. e continuare cosa? Il sogno di una vita di veterinaria era crollato: ero e mi vedevo come una fallita. E sì di colpo il mio più gran rimorso era la scelta fatta a 14 anni riguardo alla scelta delle superiori. Quel posto mi aveva condannato al fallimento perenne…. E poi… questi due ultimi anni che mi hanno ritirato su, quest’ultimi due anni in cui mi ero detta: basta Samantha! Riprenditi la tua vita… non tornare nell’osservatorio ma ricorda i suoi insegnamenti. Riprenditi te stessa, torna a pensare a te a riflettere su cosa sei e cosa fai, quello, giusto o sbagliato, è il tuo criterio di vita.
Due anni che se devo dire come sia successo o cosa abbia fatto, non lo so… ma mi hanno cambiato, mi hanno permesso di raffinare il mio essere, mi hanno permesso di crescere e maturare… ho avuto tanta fortuna, questo è innegabile. Ho avuto fortuna nell’uscire da Fiano, ho avuto fortuna a conoscere i Milanesi ( e ancora prima le persone che mi circondavano per sempre o per un giorno), ad avere quelle coinquiline, di aver scelto Torino –eppure spesso mia chiedo e se fossi andata a Perugia? O a Teramo? Sicuramente sarei stata diversa, ma non avrei conosciuto quelle persone.. sicuramente altre altrettanto valide… ma ne sarebbero state all’altezza di queste?…- ho avuto la fortuna di trovare lui in quel momento. Nel momento che ero piena di me, sotto l’influsso di questa frase: “L'amore non bisogna implorarlo e nemmeno esigerlo. L'amore deve avere la forza di attingere la certezza in se stesso. Allora non sarà trascinato, ma trascinerà.”; nel momento che ero pronta. E poi quest’ultimo anno, cambiata no, migliorata tantissimo.
Ancora una volta sono uscita dal filo del discorso…… tutto per dire, che sorrido con ironia quando penso che sono stata due anni a Torino e sono tornata Fiano dove avevo giurato non rimetterci mai piedi.. e poi perché? Per tornare a vivere da chi fuggivo. A studiare lettere (come mi aveva detto il proff che mi aveva letto la scrittura O_O) e non veterinaria, e nonostante le superiori, aver riconosciuto i miei limiti e aver imparato ad accettarli con il solo scopo di superare quella linea, piano, ma non troppo (e qui.. quanto aiuto delle persone che mi erano accanto!), a ritrovarmi a vivere un amore che tremo come una foglia al pensiero che possa finire, perché è bello e pieno, ma questo nel mio “futuro immaginario” c’era…. Ma ciò che non era previsto era l’amore a distanza… no, questo tipo di rapporto non faceva nemmeno parte della mia fantasia. Non era contemplato. Eppure….. insomma, se mi rivedo nella Me del passato che osserva il futuro, mi piace guardala ridendo divertita ma soddisfatta: perché non è quello che sognavo o immaginavo….. ma è molto meglio. La vita mi ha saputo regalare una realtà che non pensavo ne immaginavo: mi ha battuto sulla mia stessa scacchiera.
E se penso che anche una sola scelta diversa poteva cambiare tutto… tremo… perché sicuramente anche in un altro percorso di vita avrei detto le stesse parole di soddisfazione e sarei stata felice e/o infelice….. ma non avrei quello che ho adesso: e ora voglio questo.
E per finire… una sacro santa verità letta questa sera:
Ci sono molti modi di vedere le cose nella vita,
molti modi di essere pazzi.
Alla fine di questo, nessuno di noi ha ragione,
certe volte abbiamo bisogno di essere soli.
Ps.Volevo parlare di tutto altro all’inizio… voleva essere una riflessione bellissima sui cui poter discutere e confrontarsi.. >_> e invece sono caduta nell’ egocentrismo più spietato… vabbè ogni tanto ha diritto anche lui :P
Ps.s. Le luci bianche nella notte / sembrano accese per me / è tutta mia la città…. /Tutta mia la città… /un deserto che conosco /tutta mia la città…< giusto per ricordare io che canto in bagno XD>
Luponemo - 03:02 -
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sussurri al vento
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venerdì, 30 maggio 2008
********
Compone veramente
La musica più bella
Tutto ciò che deve dare
E' dappertutto, nascondendo
L'ascoltatore
Senza di esso non potrei vivere
…Silenzio
__________________
Nessuno e' nato per essere servitore o schiavo
Chi e' in grado di dirmi il colore della pioggia?
Nel mondo in cui viviamo, le cose dette e fatte
possono benissimo superare
il potere del singolo.
(...)
Ho bisogno di credere.
Esiste piu' di cio' che gli occhi possono vedere,
tutti i colori dell'arcobaleno.
__________________
La giara dell'amore non é prosciugata fino a quando
Cadrà l'ultima lacrima.
__________________
Voglio Uscirne
Dall’inizio della nostra vita
siamo spinti in piccole forme,
nessuno ci chiede cosa vorremo essere.
A scuola ti insegnano cosa pensare,
ma ognuno dice cose diverse,
ma sono convinti di
essere quelli da seguire.
Cosi’ continuano a parlare e non si fermano mai
e ad un certo punto tu cedi
così l’unica cosa che rimane da pensare è questa
Voglio uscirne, vivere la mia vita da solo
Voglio uscirne, lasciatemi esistere
Voglio uscirne, fare le cose da solo
Voglio uscirne, vivere la mia vita ed essere libero
Le persone mi dicono A e B,
mi dicono come devo vedere
le cose che ho già visto con chiarezza.
Così mi spingono da una parte all’altra,
mi spingono dal nero al bianco,
mi spingono sino a quando non c’è altro da sentire.
Ma non spingetemi sino al limite,
chiudete la bocca e andatevene a casa
perchè ho deciso come saranno le cose.
Voglio uscirne, vivere la mia vita da solo
Voglio uscirne, lasciatemi esistere
Voglio uscirne, fare le cose da solo
Voglio uscirne, vivere la mia vita ed essere libero.
Ci sono molti modi di vedere le cose nella vita,
molti modi di essere pazzi.
Alla fine di questo, nessuno di noi ha ragione,
certe volte abbiamo bisogno di essere soli.
No no no, lasciatemi solo.
Voglio uscirne, vivere la mia vita da solo
Voglio uscirne, lasciatemi esistere
Voglio uscirne, fare le cose da solo
Voglio uscirne, vivere la mia vita ed essere libero.
(la dedico a qualcuno che mai leggerà questo post, ma che questo pomeriggio è stato protagonista dei miei discorsi)
__________________
L’amore ha avuto il meglio di me
quel giorno di tanto tempo fa
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Sole o pioggia, non fa differenza, la vita non è grigia, oh Mary-Lou
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è più facile vivere da soli che aver paura che il tempo sia finito
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...e pensare che gli ascolto da tempo eppure non avevo mai letto i loro testi...
Luponemo - 01:24 -
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martedì, 27 maggio 2008
Dialogo con Rash
Il sorriso dal suo viso scomparse per un secondo, e china su se stessa mentre una mano era poggiata sul suo ginocchio e l’altro sul tronco dell’albero cercò di prendere fiato. Era una bella giornata, il sole splendeva alto, la temperatura era quella di una calda giornata estiva, solo protetta nel bosco dai raggi solari allora avvertiva tal volta una sensazione di freddo. Mentre riprendeva il fiato, continuava a guardarsi intorno in cerca di qualcosa, e tra un respiro e l’altro un sorriso andava a formarsi nuovamente sulle sue labbra rosa scuro. Tornando in posizione eretta una volta riprese le forze, ruotò su se stessa in cerca con lo sguardo. Gli occhi brillavano di divertimento, erano vispi e vivaci, vivacità che traspariva anche dal sorriso beffardo. E cosi, mentre si osservava intorno, un ragazzo-volpe si avvicinava lentamente a lei, di soppiatto, agile e silenzioso; La ragazzo iniziò senza rendersi conto di averlo alle spalle, a camminare in avanti, quando fece per muoversi il ragazzo-volpe rimase immobile per poi continuarla a seguire silenziosa finché saltandole alle spalle, la fece sobbalzare per lo spavento. Urlante presa da una paura che però era piena della consapevolezza che sarebbe accaduto, si voltò verso di lui per liberare la tensione in una risata giocosa e divertita.
<<… sono stanchissima!>>
Rapida, raggiunge il lungo fiume poco distante da loro. Discese una piccolo dislivello del terreno facendo attenzione a non cadere per poi raggiungere il fiume che veloce scorreva davanti ai suoi occhi. Si sedette su un tronco morto poco lontano dall’acqua. Una volta seduta nell’attesa che il ragazzo-volpe la raggiungesse, iniziò a togliersi le scarpe poggiandole al suo fianco, sulla corteccia morta ma solida, per allungare le punta delle dita dei piedi sul pelo dell’acqua. Il ragazzo-volpe nel raggiungerla e nel camminare ultimò del tutto la sua trasformazione in volpe, arrivando da lei sotto forma di un bellissimo esemplare dallo splendido pelo fulvo, una bellissima coda voluminosa e occhi vispi e profondi. Quando andò a sedersi in maniera regale accanto a lei, i due si guardarono e istintivamente la ragazza allungò la mano per farle una carezza giocosa sulla testa.
<<allora?>>
<<Allora…cosa?>> chiese sorridendo, sfuggendo alla domanda sottintesa che aveva fin troppo compreso.
La volpe non disse nulla, semplicemente andò a cercare il suo sguardo iniziando a muovere la coda lentamente, quasi con severità paterna.
La ragazza non rispose subito e rimase silenziosa a fissare il movimento del corso dell’acqua. A rompere l’incanto fu un piccolo ramo che spezzandosi cadde a terra, lontano nel bosco, ma abbastanza vicino per sentirlo.
<<Ho paura. Ho paura che la fortuna possa girare… che la felicità possa finire, che le parole di adesso diventino ricordi che…>>
<<Smettila.>>
<<si hai ragione…>> sorrise alla volpe.
<< Forse si, ma cosa cambia? Mille volte ti ho detto che per non aver rimpianti, per dire un giorno ho perso tempo, l’importante è cimentarsi in avventure che abbia davvero un senso di essere vissute. Quel tipo di avventure dove ogni azione ha un perché valido, che ci sia una tua piena libertà nell’agire. Dove alla base ci sia limpidezza. Dove la situazione che vivi sia più naturale possibile, senza artifici e, quando ti rendi conto che stai dando alito a qualcosa di morto.. allora sì, lì devi fare due passi indietro. Chiuderti cosa meriti. Cosa vuoi davvero. Cosa dei fare di te; e successivamente pensare all’altro compagno di avventure. Se non stai bene tu, non starai mai bene. Non è egoismo, ma onestà. Naturalmente, onestà se si è sempre mantenuta….>>
<<…. La cosa importante è sempre essere sinceri con se stessi. E gli errori che si commettono saranno meno dannosi>>
<< .. e apprendere, Sama.. apprendere. Non ha senso rimanere immobili. Il corso sarebbe privo di forza e di potere se non seguisse le correnti; ma il fiume si forma da sola la sua strada. E’ un delinearsi un proprio percorso cogliendo i giusti stimoli esterni e interni. La vita è piena di stimoli. Gli errori sono la sua rappresentazione più chiara. Ma perché un errore non sia un rimpianto, c’è bisogno che l’errore sia innocente, che sia stato non voluto; e se cosi fosse….>>
<< Si può sempre rimediare.>>
<<Naturalmente stiamo parlando di errori minimi…>>
<<Logico! Logico!>>
<< Non è facile essere sinceri con se stessi. Non lo è per nessuno… siamo esseri mutevoli e di conseguenza chi è più irrequieto di animo ritarderà nel trovare il suo equilibrio. Chi come te è tristemente coscienzioso avrà più facilità, ma nessun tipo di animo sereno, equilibrato o irrequieto è esonerato dal crescere, dal commettere errori per poi evitarli in seguito, dall’apprendere. Dal chinare il capo… da ammettere le proprie colpe>>
<< Non so, Rash, è un discorso che ha mille sfumature; talvolta appaiono solo come belle parole, a volte si sa quale sarebbe la cosa giusta ma non si ha il coraggio o la forza di farlo…>>
<<Non dico che sia facile, ma dico che nessuno si applica in modo particolare>>
<< Ma forse, a volte, quegli animi irrequieti come li definisci tu, non sanno nemmeno di stare sbagliando… e se lo sbaglio non è volontario, come fanno a correggersi?>>
<<Prima di tutto dovremmo definire cosa sia uno sbaglio, non credi?Ci sono sbagli che ripetiamo in continuazione e conducono sempre al stesso risulatato. Come se fosse un equazione. Se sbagliamo un passaggio non ci verrà mai il risultato giusto. L’unica soluzione è ripeccorre le tappe a ritroso capire cosa ha sbagliato il professore a dirti che certe cose, ma anche i tuoi errori nel ragionare. Ma questo è difficile. E non tutti vogliono farlo. L’orgoglio spesso entra in gioco, oppure, solo il semplice fatto di rendersi conto e dire allo specchio: ho sbagliato tutto. Quello fa male, si>>
<< Non è facile rendersi conto di quella cosa, cadere a terra e ritrovare le forze per ritirarsi su e riprendere la strada giusta… no… non lo è….>>
Tacquero per un secondo. Intorno a loro solo i rumori soliti della natura: lo scorrere dell’acqua, il cinguettio degli uccelli, rumori tra i cespugli e nel sottobosco.
<<Ad ogni modo, godi dell’equilibrio che trovi. L’equilibrio non è un diritto, è una conquista>>
<< Forse ciò che più mi spaventa è la paura della rottura dell’equilibrio… e quando questo dipende dalla persone…>>
<<Ecco! E’ qui che sbaglio. Tu per prima devi essere in equilibrio, e il tuo equilibrio deve combaciare, adeguarsi con l’equilibrio dell’altra persona. In un rapporto, di qualsiasi tipo, perché sia valido, perché sia più che vero, l’equilibrio non deve essere cercato nell’altro, ma deve crearsi un terzo equilibrio solo vostro, che sia frutto dei due equilibri personali. Solo in questa maniera, quando il terzo equilibrio perde il baricentro, sta ai due equilibri farsi forza a vicenda e riportarlo alla stabilità; e quando questo non è possibile, e il terzo equilibrio crolla, allora, i due equilibri saranno scossi ma non distrutti; e allora, il distacco, è forte, è doloroso.. ma non distruttivo.>>
<<In questa maniera, non ti aggrappi a nessuno, ma condividi solo te stessa…. Non crei te stessa con l’altro, ma doni una parte di te>>
<<Esatto. Questo ti da la forza e la capacità di stare da sola. Questo, questo è davvero difficile… riuscire a stare bene anche da soli…>> la volpe distolse lo sguardo dal fiume per cercare quello della ragazza<<solo chi sa stare bene con se stesso, può permettersi di costruire qualcosa di concreto e reale, che duri un solo giorno o un secolo intero…>>
La ragazza incrociando lo sguardo della volpe gli dono un sorriso sincero.
<<Ammiro la tua saggezza>>
<< Ammiro la tua voglia di ascoltare. Samantha>>
<< Non tutto è semplice, ma non tutto è impossibile… delineati in confini, quello che c’è dentro è tutto affrontabile…. Tranne una cosa>>
<<Per quello, non c’è equilibrio che tenga. E’ la prova più dura, proprio perché non c’è soluzione… ma non rattristiamoci adesso….>> la volpe accennò una sorta di sorriso sul quel muso fino e allungato<<Allora?>>
Questa volta la ragazza sorrise.
<<Allora sono felice. Non è facile, ma nemmeno difficile…. Anzi. Sono felice, Rash, e mi sento fortunata…>>
<<Godi del vento favorevole. Crea nel mentre il tuo equilibrio e donalo all’altro, mantieni vivo il terzo equilibrio. Infondo, tutti meritiamo la felicità, ma lei non ci è dovuta…. Come l’infelicità. Sono circostanze, una da mantenere l’altra da risolvere….. sei giovane, e se non hai la forza adesso non l’avrai mai. Non c’è bisogno di eventi traumatici per crescere, basta vivere la vita… come meglio crediamo; e tu hai qualcosa da vivere con tutta te stessa adesso. Godi, e smetti di lottare se mai ce ne sarà bisogno, solo quando il vento sarà troppo sfavorevole.. ma anche in alto mare, allora, un’isola si troverà sempre. Da sola. O in coppia.>>
<<Per ora, non cammino da sola… e spero che continui cosi a lungo… ne vale la pena>>
<<Ottime parole. Ora credo che sia giunto il tuo momento di andare; torna quando vuoi… e sotto forma di orso, volpe o altro animale verrò da te….>>
La ragazza annuì sorridente.
<<Grazie….>>
<<Non ringraziarmi, ascolta e fai tuoi i pensieri che sono più vicini al tuo animo, e poi ascolta la tua voce. La vera libertà sta nell’essere liberi senza ferire nessuno; la prima libertà è quella di essere sinceri con se stessi….>>
Ascoltò le parole della volpe, per poi dargli un bacio tra le orecchie. Nessuna altra parola, mentre silenziosa, si allontanava verso il salice piangente poco lontano da loro, e lì, al centro del tronco, era situata una porta. Un piccolo clik, un tonfo. E i due mondi si seperarono.
Luponemo - 01:08 -
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domenica, 25 maggio 2008
di un sabato (spero!) raro, un ragazzo e un'amica speciale e una chiave da ritrovare
Mi rotolo e mi rotolo nel letto cercando di prendere sonno, ma questo letto lasciato ancora in disordine come questa mattina ora appare enorme, troppo grande per me sola quando solo dodici ore fa era condiviso. Continuo a rotolarmi, sbuffando di tanto in tanto, per poi bloccarmi, con un viso triste che non gli piacerebbe vedere. Osservo jean porkid e nell’afferrarlo per potarlo verso di me noto un libro strano sul quel commodino che solitamente, per quelle notti, diventa il suo. Mi alzo perplessa, lasciando ricadere jean porkid, che tutto rosa rotea sul letto, fino a bloccarsi vicino alle mie gambe. Mi allungo verso il comodino e stupita resto a vedere quel libro dalla rilegatura scura, apparentemente antica quanto consumata. Inarco un sopracciglio senza capire la sua provenienza. Mi mordicchio un labbro e dopo essermi guardata intorno curiosa allungo la mano verso il libro. Nella stanza siamo solo io e jean porkid. Dei fuochi da sparo provenienti dall’esterno mi fanno sobbalzare e, senza volerlo, lascio cadere il libro sul letto che poi, come smosso da un soffio di vento, si apre. Le pagine si muovono veloci. Rimango bloccata con la paura in gola ma incapace di urlare e con l’unico istinto di afferrare jean porkid portandomelo al petto. Il libro si ferma sulla prima pagina, una sola dedica: invecchia con me il meglio deve ancora avvenire.
Mi guardo perplessa e con il cuore in gola allungo la mano verso il libro. Incrocio le gambe e inizio a leggere:
Questa è una storia come tutte le altre, parla di una principessa un po’ goffa con la passione per le cose stupide, una contessa in crisi spirituale e un Mago bianco sempre in viaggio. Parla di un amore che forse il tempo consumerà ma che per ora sembra solido. Parla di un’amicizia un po’ speciale, che il tempo ha diviso ma riavvicinato. Parla di un avventura non troppo banale ma nemmeno speciale. Tu lettore che leggi, non aspettarti chissà quale amore o storia epica, ma è solo una breve narrazione, un appunto di viaggio della principessa, che ama indossare una veste a chiazze di mucca, di una contessa che con riluttanza indossa una veste con disegni strani e un mago bianco viaggiatore tanto bello quanto smemorato.
Parla di un oggetto prezioso e perso che appartiene alla Regina dei ghiacci e il viaggio e il suo recupero, in un viaggio tra draghi viaggiatori, una strega e gitani.
Era una giornata soleggiata quando il Mago Bianco dovette riprendere il suo viaggio, ma sia lui che la Principessa avevano il ricordo ancora caldo del loro viversi a vicenda. Nessuna lacrima solo un dolce sorriso mentre il Mago viaggiatore era intento a montare sul suo drago “regionale” che l’avrebbe condotto al buio villaggio di Orte, una cittadella abitata da losche persone e qualche demone con il solo desiderio di governare il mondo nel suo controllare la salute dei draghi da trasporto, per poi da lì prendere un drago intercity e prendere con lui il volo verso Bologna. Un saluto lesto, un dolcetto scambiato tra le loro mano e un sorriso sulle loro labbra. Presto il Mago avrebbe rivisto la sua bella e questo rincuorava entrambi i cuori innamorati. Il drago, dopo un fischio, prese lentamente il volo, una frase letta sulle labbra del Mago e una mano che si muoveva delicata in segno di saluto.
Tutto come sempre.
Ma qualcosa non andò come il previsto.
Di ritorno al castello la Principessa e la Contessa vennero colte all’improvviso dal palesarsi della sagoma del Mago che le avvisa di una cosa:
“correte!correte! A orte i gitani hanno ciò che bramate mia piccola Principessa, la chiave del drago dei ghiacci reale… è nelle loro mani! Andate!”
“Ma voi, voi mio mago tenevate quella chiave!”
“vai, piccola principessa.. vai….”
La sagoma sparì lasciando le due donne a guardarsi perplesse. Nemmeno una parola ed entrambe corsero nelle stalle per montare i rispettivi cavalli. Il viaggio vero la lande di Fara sabina non fu faticoso, tutti riconoscevano le fattezze della principessa facilitandole il passaggio, ma non appena abbandonarono i territori del Regno Dakotiniano, le nuvole si ammassarono tra loro oscurando il sole. Le giovani donne cavalcarono tra campi coltivati e boschi angusti fino a giungere dinanzi ai draghi viaggiatori. Gentilmente li consultarono, e questi risposero cortesi donando alle donne gli orari dei loro voli.
“non ce la faremo mai Lady Monica…”
“a Samà! E daje un po’ non portà sfiga!”
“ A Mo! Arriviamo che sono le 19.06 e il prossimo drago parte alle 19.09… non ce la faremo mai!”
“e tiè!” la duchessa fece un gesto magico per aumentare le probabilità di riuscita “Tu corri a prendere la chiave e io corro dal Drago… sperando di convincerlo ad aspettarti..”
“Le chiavi… e dove sono?”
Si guardarono: quella era una bella domanda.
E quasi, subito giunse da loro un grande barbagianni ( di giorno???) che volando sopra le loro teste lasciò cadere davanti ai piedi della Principessa una pergamena. Non appena la Principessa pose gli occhi sulla pergamena riconobbe il sigillo bilboso. Un sussulto al cuore. Rapida l’afferrò per poi leggere le parole vergate: “Con affetto vi scrivo da sopra il drago viaggiatore intercity, mia Piccola Principessa, la chiave da me dimenticata nella tasca del mio mantello è ora in possesso degli gitani; ho parlato con loro, sanno il vostro nome. Le chiavi ritorneranno in vostro possesso, vogliate perdonarmi…. ”
“embè?” domandò curiosa la Contessa.
“Prendiamo il drago “regionale” ce la dobbiamo fare”
“cosi mi piaci!”si guardarono pronte all’avventura, ridendo poi di gusto. Una volta sul drago viaggiatore “regionale” la Principessa guardando la Contessa disse:
“Bentornata Mo”
“te vojo bene samà!”
ben quaranta minuti trascorsero prima di giungere nei pressi della cittadella di Orte. La principessa e la Contessa si posizionarono immediatamente vicino alla porta, pronte a saltare rapidamente giù dal drago pronte e dividersi prima di rincontrarsi. La principessa stringeva forse la sua pozione di cortisone, mentre la contessa indossava la sua borsa più quella della principessa. Il drago atterrò. Entrambe scattarono, una a destra e una a manca. La principessa cercò di correre il più veloce possibile, raggiunti le gitane disse:
“La chiave! La chiave di drago… Sono Samantha”
La gitana, giovane e piena di gioie le sorrise per poi donargli la chiave di drago. Un sorriso come ringraziamento per poi riprendere a correre, quando giunse nei presi dei binari dove i draghi prendevano il loro volo, qualcosa non andò per il verso giusto. Dal binario tre scorsero la strega, era alta secca, dai capelli mossi e castani e il muso a topo. La principessa ne riconobbe le fattezze, e subito i binari si mescolarono tra loro, il 3 era il 5, il 4 era il 2. Una risa acidula quanto triste provenne dalla strega che dopo poco sparì dalla vista della Principessa. Ma lei non si lasciò demoralizzare, sempre di corsa, salì e riscese tutte le scale, cercò di comprendere da quale binario il drago avrebbe preso il volo, ma nulla valse. Giunta al binario 5 vide il treno partire e poco più avanti la contessa farle cenno con le mani. Il drago era andato.
La principessa, passò davanti ad un gruppo di ragazzi milanesi che la guardano deridendola. La principessa fu tentata di bruciarli tutti in una botta sola. Raggiunta quasi l’amica, senza respiro e forse si appoggiò ad una colonna del palazzo della stazione, vicino a una coppia di africani. La contessa la raggiunse e la guardò. A nulla valsero le parole per calmarle l’anima, la Principessa non si capacitava del suo errore. Sole, con poche monete d’oro erano perse nella landa dimenticata da dio quale era orte.
Chiesero a un altro drago, ma a nulla valse. Non poterono salire.
Cosi desolate e disperate dal dover aspettare due ore per il prossimo drago viaggiatore “regionale” che le avrebbe riportate alla landa di Fara sabina, tornarono dai gitani in cerca di un aiuto, di una soluzione, e con le poche monete d’oro che aveva con sé la Principessa acquistò due barrette di cioccolato che erano i biglietti con i quali i draghi viaggiatori decidevano di partire. Ma la direzione non era la landa di Fara Sabina ma bensì Roma Tiburtina e, una volta lì, le due giovani avrebbero fatto ritorno a Fara Sabina. E fu cosi che dopo quaranta minuti di viaggio per arrivare a Orte, un’ora per attendere il drago viaggiatore che in un ora le avrebbe portate a Roma Tiburtina, le giovani arrivarono nella stazione Tiburtina. Non appena scese dal drago corsero rapide per raggiungere l’altro drago che si dirigeva a Orte ma che avrebbe fermato a Fara Sabina. Mezzora di viaggio e giunsero a destinazione la dove li attendevano i loro cavalli.
Un viaggio monitorato dal barbagianni del mago che la manteneva in dolce contatto con il Mago, un riavvicinamento con la Contessa sempre compagna di sventure e avventure. Un viaggio che aveva, senza preavviso, occupato quelle ore che sarebbero state passate nella più comune normalità tra le mura del castello nel regno Dakotiniano.
Una volta di ritorno, le due giovani, si fermarono alla taverna “Big Alì” dove riempirono le loro pance con gustose pietanze, infine, fecero ritorno alla casa.
La principessa ridiede le chiavi del drago alla Regina dei ghiacci.
La Contessa cercò di prendere sonno tra i suoi pensieri cupi e tristi.
Il Mago scrisse una dolce missiva alla Principessa.
La notte e il suo silenzio avvolse il tutto, pronta a lasciar passo a un nuovo giorno.
Lessi fino all’ultima parola, arrivando alla conclusione che non era nulla di ché ma quanto quella principessa fosse fortunata ad avere quel mago, e mentre formulavo questo pensiero ricevetti un messaggio al cellulare, appena letto sorrisi impotente di rispondere perché come la principessa avevo finito tutto il mio oro.
Della musica mi fa compagnia, mentre ripenso ai giorni passati a quella rosa blu che mi ricorderà una bellissima serata, tranne per il vino che ancora mi torna su. Mi guardo nella stanza. Non vorrei dormire, perché mi manca qualcuno….. è proprio vero, le dolci abitudini faticano a morire.
Ti aspetto nuovamente e questa stanza con me ( e pure jean porkid!!! È anche tuo! Prenditi le tue responsabilità!!)
Grazie per oggi, Monicuccia.
Ps. Di ritorno dalla pizzeria io e monica abbiamo visto due istrici enormi!!! Bellissimeeeeeeee!!!!
Pss. Ci sono un botto di errori, sono le due e anche se davvero non riesco ad addormentarmi ho un sonno allucinante…. @.@ chiedo venia….
Pss. Ciuff ciuff … fai ciao con la manina….
Luponemo - 02:15 -
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Categoria: ricordi
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lunedì, 19 maggio 2008
#2 (o anche #5)
Domani... incrocio le dita....uff....
Oggi riconglionito l'ho riconglionito quel pover uomo.. speriamo domani di ricordare tutto come oggi....
ora lettone (L) *_* .... Zzzzzz.... -____- Zzzzz...
(speriamo di non fare tardi.. conoscendoci.. ghghgh)
Luponemo - 22:57 -
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Categoria: ricordi
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sabato, 17 maggio 2008
I giorni di pensieri brutti sono finiti.. comincio a pensare che veramente subisco le influenze planetarie, o più semplicamente dovrei rinnovare il cervello. Però avevo le mie ragioni.... solo che quando ho le "mie ragioni"... le persone intorno a me vorrebbero tutte scappare...... >_> non lo faccio a posta... ghghghghgh
Insomma!Tolto il week da cervello complessato samanthiano.... (ribadisco.. avevo le mie buone ragioni u,u, nessuno mi ha fatto niente... però avevo le mie buone ragioni ç.ç mi sento matta... ç.ç)
Ma quanto è bello sorridere e scherzare, anche dietro un misero - lo è mai?- messaggio al cellulare?
Non c'è niente da fare, già da giovedì e poi ieri, sopratutto la sera, e stammatina mi sento
felice, è sempre bello quando vedi la comprensione, la voglia di ragionare per poi camminare - come "sempre" - pari passo .... quanta pazienza che ci vuole con me! lo so, lo so.... migliorerò... ghghg... ma sopratutto la nostra
complicità!!! *_*
Sono felice. Ieri ho riso. Sono felice. Me lo permetti. Sono felice. sto migliorando. Sono felice. Razionalmente, Come non potrei?.Mi fido e sono felice: Per quel
tanto che c'è, e perchè
poco poco ti conosco...
R...
....Manca un solo giorno......(L)
feliceeeeeeee....
U_u ma rimane la minaccia dell'
armamento dakotiniano.... tutti dakotini per terra, per mare e per cielo.. *_* siiiiiii..... XD
ps. quanto duri duri.. *_* io me la godo!
p.s.s. Ale di mattina sei una salvezza! tanti ovetti kinder!!!
p.s.s.s.U_U non sarò mai Dio... lo dico e lo ridico... ucciderei troppe persone.. XD e me la sistemerei troppo comoda la vita ghghghghghghghg u,u comunque anche l'altro se la sta cavando... ssssh... che poi mi porto sfigaaaa!!!!!!
Luponemo - 12:12 -
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Categoria: attimi,
sussurri al vento
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giovedì, 15 maggio 2008
Falena
I suoi passi sono incerti, si muove lentamente mentre le sue mani cercano confronto sulle pareti fredde di pietra delle case. Il vicolo è illuminato da un debole lampione circondato da una falena che vola curiosa e tentata. I respiri sono ampi mentre sente dentro di lei il magone salire; si ferma e poggia le spalle contro quella pietra fredda e umida. Un miagolio distante di qualche gatto in amore. Alcuni latrati. E il silenzio.
Scivola lentamente lungo il muro fino a sedersi a terra. Avvolta in se stessa, porta le ginocchia al petto e le va a cingere con le mani. Il respiro fatica ancora a regolarizzarsi ma è più calmo, quasi arrendevole, come il suo animo. Una lacrima riga il suo viso, mentre mordendosi delicatamente il labbro superiore alza la testa per poggiarla sul muro. Troppe sensazioni spiacevoli per estrarne una sola e capirla. Lascia che come un fiume in piena si libero dentro di lei, attende che arrivino a valle, attende che si acquietino. Una lacrima asciugata con rabbia, quella rabbia nata dall’incomprensione di se stessi; rabbia verso quella fragilità che quando giunge fa terra bruciata intorno a sé, non è facile gestire la debolezza quando si cerca di continuo di combatterla, ma a volte le forze non bastano e lei lo sa intenta ad afferrarsi la testa tra le mani. Iniziando a liberare le lacrime, frutto di un albero a lei sconosciuto, eppure cosi buono da mangiare, dalla capacità di far star bene.
Nessun latrato, nessun miagolio, nessuno rumore se non i suoi singhiozzi e i suoi pianti. Nessuno la vedrà, infondo lei si nasconde… ma come un cucciolo di volpe impaurita vorrebbe solo che la madre tornasse alla tana. Volere e non volere. Razionalità ed emozioni che si scontrano in un animo non sempre pronto a farne d’arena. Le lacrime scendono incessanti per poi bloccarsi quando, già da un po’, i suoi occhi si erano posati sulla falena. L’osservarla aveva scacciato i pensieri, l’aveva allontanata da quella confusione semplicemente distraendola. Eccola la mamma volpe. In una piccola falena troppo vicina alla luce.
A volte, vorremmo qualcuno che ci salvasse anche quando non c’è bisogno di essere salvate. E’ triste, quanto vero.
Sapeva di questo. Ma rimase ad osservare la falena senza fare nulla: era come lei. Fragile che sbatteva nervosamente le ali, troppo debole per allontanarsi troppo razionale per avvicinarsi.
La guardò fin quando la falena si avvicinò troppo alla luce: un corpo morto cadeva a terra.
Continuo a guardarla. Sapeva che quella falena andava salvata, voleva essere salvata anche se no c’era nulla da fare, perché non dipendeva se non da se stessa decidere di morire o volare.
Tornata a poggiare la testa sulla pietra e lo sguardo verso la fredda luna, inizio a pensare. Dentro di lei il disagio, il sentirsi giù, si era assopito. Aveva bisogno di qualcosa di magico, aveva bisogno di sentirsi principessa di un castello fatato. Sorrise della sua stessa debolezza, e come la falena era troppo razionale per sapere che non era fattibile ma troppo emozionale per non credere che non c’era nemmeno una possibilità…. Brucerà?

Luponemo - 00:51 -
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Categoria: attimi,
sussurri al vento
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mercoledì, 14 maggio 2008

Alber camus una volta scrisse: “beati i cuori che riescono a piegarsi, non si spezzeranno mai.”. Ma io mi chiedo, se non c’è rottura non c’è guarigione. E se non c’è guarigione, non c’è esperienza. E se non c’è esperienza… non c’è lotta. Ma lottare fa parte della vita, quindi tutti cuori hanno bisogno di spezzarsi?
L.
Luponemo - 01:49 -
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Categoria: ricordi,
attimi,
sussurri al vento
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lunedì, 12 maggio 2008
Ero vera, come il cielo è blu
Ma presto non potevo più
Dire lo stesso di te
Quindi adesso trovo
La negazione nei miei occhi
Sono incantata dall’immagine
Che è nella mia mente adesso
Perciò dimmi quando vedrò finalmente
Il tuo cuore in pezzi per quello che è
Perché non voglio continuare
A credere nelle illusioni
No no no
Perché ti ho visto agire
E conosco tutti i fatti
Ti amo ancora
Vorrei che fossi qui
E non è difficile vedere
Chi sei al di sotto
Ma ti amo ancora
Vorrei che fossi… vorrei che fossi qui
wish you were- kate voegele
(one tree hill, 5X09)
Luponemo - 02:17 -
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Categoria: ricordi,
canzoni
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venerdì, 09 maggio 2008
...se errare è umano, anche capirne l'errore e non rifarlo lo è.
Ho sbagliato e ha fatto veramente male.
Non ricapiterà, fa troppo male.
Sbaglierò di nuovo, ma non cosi, non cosi ingiustificatamente.
Non prometto che non ferirò più, ma prometto che cercherò di mantenere queste parole.
Fa male... fa troppo male...
...ed è stupido.
Luponemo - 15:25 -
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Categoria: ricordi,
sussurri al vento
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